Il ricordo di Villa per il liquorista Di Cicco

9 Febbraio 2021

Franco, patron della omonima fabbrica, si è spento a 86 anni. Il figlio Carlo: legatissimo alla professione

VILLA SANTA MARIA. Impersonava in pieno il carattere degli abruzzesi Franco Di Cicco, patron della omonima fabbrica di liquori, morto lo scorso 26 gennaio a 86 anni. Un carattere deciso, fatto di intuito, caparbietà, e tanta dedizione al lavoro. Era nato a giugno del 1934 a Villa Santa Maria e da subito aveva manifestato il desiderio di studiare, di andare fuori. Terminata la terza media si iscrive a un ginnasio di Roma dove si diplomò. Si iscrisse a Giurisprudenza e per potersi pagare gli studi iniziò a lavorare come rappresentante di note distillerie in particolare con Pilla, famosa allora per il Brandy Oro Pilla. Ebbe da subito una predisposizione alla vendita e arrivarono premi e gratificazioni. Abbandonò gli studi, la sua indole già lo portava a intravedere altro per sé e la sua famiglia. Nel 1960 si sposò con Mariadelaide Zaccagnini. Il 1966 è l'anno delle decisioni, gli anni sono quelli buoni per tentare il grande passo: tornò a Villa e aprì una fabbrica di liquori che rappresentasse la regione. Fu il padre Giovanni, cuoco da una vita, non bisogna dimenticarsi che Villa è la "patria" dei cuochi, con la passione per la liquoristica, a lasciargli alcune ricette. Per far conoscere i prodotti partecipò a diverse fiere, Roma, Milano, Rimini e Genova, e fu coronato da diversi premi: Ercole d'oro 1971, Premio qualità 1972, Premio Marcaurelio 1973, Premio Marchio Italiano di Garanzia 1977, Premio Salone della Pasticceria 1987”, non ultimi l’associazione “custodi della tradizione” e il “Rotary di Atessa” per il lavoro svolto.
Franco Di Cicco aveva un rapporto con la clientela (principalmente ristoratori) periodica, a volte assillante, e spesso portava la famiglia con sé a mangiare dai suoi clienti. «Aveva una memoria di ferro, difficilmente dimenticava gli appuntamenti e quando si doveva fare un calcolo niente calcolatrice ma penna e foglio. Il primo a recarsi sul posto di lavoro e l’ultimo ad andarsene. Non guardava mai l’orologio» racconta il figlio Carlo. Lui e Gianni, il primogenito, hanno ereditato l'azienda. Oltre a loro Franco ha avuto due figlie: Patrizia e Stefania.
Nel 1998 riscoprì in un cassetto il disegno di una bottiglia. «Era il disegno dell’attuale bottiglia “Goccia”. Decise», racconta Carlo, «di rilanciare un prodotto che fino ad allora era fatto principalmente in casa, la genziana. Papà è stato il precursore per il successo di questo liquore preparato per sua volontà solo mettendo a macerare le radici in alcool. La qualità era la base della sua vita e non si accontentava del mediocre».
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