Il ritorno del caffè al banco È festa per baristi e clienti

2 Giugno 2021

La gioia dei gestori: «La tazzina nella lavastoviglie? Un suono di vita dimenticato» Contro l’incubo di nuove chiusure i locali si uniscono per far rispettare le norme

LANCIANO. Per i clienti un rito che torna dopo mesi di caffè presi negli angoli più disparati e in bicchierini di carta. Per ristoratori e baristi una boccata d’ossigeno dopo settimane di vendite solo da asporto. Da ieri un passo verso la normalità con il caffè che torna ad essere servito nella tazzina di ceramica e la possibilità di mangiare nei locali al chiuso.
«Il caffè al bancone condito dalle chiacchiere è l’essenza del bar, l’asporto non è la normalità anche se ci era diventata», commenta Dalila Melizza del bar Perla Nera, «noi ci siamo emozionati nel poggiare le tazzine sul bancone e abbiamo dovuto ripetere ai clienti che davvero potevano entrare. Eravamo da mesi in asporto, che a noi baristi e ristoratori costa anche di più, ora bisogna tornare alla normalità, ma senza fare l’errore di pensare che il Covid sia scomparso; non vogliamo richiudere a ottobre».
«Che bello tornare a servire il caffè nelle tazzine», continuano Fabiana Catinari e Donato Catena del Cati Caffè, «dopo mesi di asporto, visto che siamo stati in giallo solo una settimana a novembre e una a gennaio. È stata dura, tra incassi minori, mille difficoltà. Ci siamo adattati settimana per settimana. I clienti? Tutti felici. Pochissimi hanno chiesto l’asporto». Molti sono seduti all’aperto davanti ai locali per la bella giornata. «E va anche bene visto che c’è poca chiarezza nella normativa», evidenzia Morena De Seta del ristorante Il pastore abruzzese, «abbiamo chiesto delucidazioni per gli orari e nell’incertezza abbiamo deciso di far mangiare all’interno fino alle 18. L’importante è ripartire, c’è voglia di normalità».
Perla Nera, Cati caffè e Pastore Abruzzese per avere più controlli si affidano a una guardia giurata. «Venerdì, sabato e domenica c’è questa guardia», spiegano, «che controlla ingressi e uscite, l’uso della mascherina, passa tra i tavoli perché non si creino assembramenti. Noi controlliamo, ma la sera è più difficile farlo e quindi ci affidiamo ad un servizio extra».
«Abbiamo sofferto noi che all’interno abbiamo spazi più piccoli», sottolinea Fabio Baccile del Caffè del Corso, «e l’asporto è stata un’ancora di salvezza, ma tornare a servire i caffè al bancone ha un altro sapore. Continuiamo a mantenere le distanze: il Covid non è sparito».
«La tazzina al bancone è un buon segno», aggiunge Claudio Ucci del Caffè ai portici, «c’è entusiasmo da parte nostra ed emozione pure dei clienti. C’è pure qualcuno che ha paura, chiede il bicchierino di carta, ma è questione di tempo: dobbiamo riacquistare quello che era nostro perché il Covid ci ha trasformato nel modo di comportarci, nelle relazioni, anche nei modi di prendere un caffè».
«Siamo pronti da un anno e mezzo», chiude Giuseppe Ucci di Enigma, «finora è stato massacrante tra asporto, regole diverse per ogni colore. Oggi il semplice mettere la tazzina nella lavastoviglie ci ha fatto saltare: un suono di vita che avevamo dimenticato. Avevamo dimenticato pure il contatto con il cliente, a cui dicevi buongiorno mentre era già in strada».