Il saluto del prefetto: «Mi sento abruzzese»

Dopo 18 mesi, Barbato torna a Roma per un nuovo incarico. «Ma non ho chiesto io di andare via»
CHIETI. «Vado via dopo 18 mesi, ma ho la presunzione di sentirmi già abruzzese d’adozione». Il prefetto Giacomo Barbato lascia Chieti: da mercoledì prossimo prenderà servizio a Roma, al Viminale, come direttore centrale per l’amministrazione generale presso il Dipartimento dei vigili del fuoco.
Ieri mattina, nello storico salone di rappresentanza del palazzo del governo, Barbato ha salutato i vertici della magistratura e delle forze dell’ordine, le autorità religiose, una rappresentanza dei sindaci della provincia e i dipendenti della prefettura teatina. Il numero degli invitati è stato inevitabilmente ridotto per consentire il rispetto delle misure per contenere il rischio di contagio da coronavirus. Ma c’erano anche esponenti del mondo dell’istruzione e dell’associazionismo, perché Barbato, nel corso della sua breve ma intensa esperienza a Chieti, ha coinvolto numerose scuole nei progetti e iniziative per l’educazione alla legalità. Più in generale, ha aperto alla città il palazzo storico di corso Marrucino con tutta la sua arte tra quadri di Cascella e Laccetti, affreschi e arredi d’epoca. «Questa è la casa di tutti i cittadini», disse al momento del suo insediamento, «e le sue porte non possono rimanere chiuse».
Ora è tempo di bilanci. «Il trasferimento è stato una sorpresa anche per me», dice Barbato, 64 anni, originario di Aversa, in provincia di Caserta. «Tanto per essere chiari, non ho chiesto io di andare via. A nove mesi dalla pensione, credevo che quello di Chieti fosse il mio ultimo giro di giostra, il modo giusto per terminare la carriera da prefetto di campagna, da persona abituata a fare e a sporcarsi le mani, pur essendo stata più di trent’anni nelle stanze romane». E ancora: «Il bilancio della mia esperienza in provincia di Chieti è sicuramente positivo», ha aggiunto ribadendo i concetti già espressi lunedì mattina quando, insieme al sindaco Umberto Di Primio, ha firmato l’ultimo atto ufficiale del suo mandato: un protocollo per installare in città 40 telecamere anti-spaccio. «Anche se vado via», ha proseguito il prefetto rivolgendosi alla platea, «la nostra amicizia resterà per sempre. E io di questo vi ringrazio». Barbato si appresta a prendere servizio in un ufficio finito recentemente al centro di un’inchiesta della procura di Benevento con l’arresto di un viceprefetto per una storia di concorsi truccati per i vigili del fuoco.
Da mercoledì, a Chieti arriva Armando Forgione, 60 anni, originario di Teano, in provincia di Caserta. Per lui è la prima esperienza da prefetto: il suo ultimo incarico è stato quello di direttore centrale delle specialità della Polizia, ovvero Stradale, Ferroviaria, Postale e di Frontiera. (g.let.)
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