Il sansificio torna in funzione: è protesta

Treglio. L’avvio dell’impianto dopo il viavai di camion. Nuovo Senso Civico: autorizzazione scaduta il 31 dicembre scorso
TREGLIO. Il sansificio Vecere ha ripreso a “fumare” venerdì sera. Una doccia fredda per i residenti di Treglio che, all’improvviso, si sono ritrovati con l’aria impregnata del puzzo tristemente noto in tutto il comprensorio e che, per anni, ha reso la zona irrespirabile. La riaccensione dell’impianto era stata preceduta dal viavai di scarico di diversi camion a cui i residenti hanno assistito con crescente preoccupazione, fino all’amara sorpresa della fumata di uno dei camini dell’azienda che lavora la sansa estratta dalle olive. Il sansificio tuttavia, secondo la denuncia dell’associazione Nuovo Senso Civico (Nsc) che per anni si è battuta contro l’impianto dei Vecere e la vicina centrale a biomasse, «lavora senza autorizzazione, scaduta il 31 dicembre 2016». Solo lo scorso luglio era arrivata una sentenza destinata a fare scuola nell'ambito dei reati ambientali. Il giudice Andrea Belli aveva inflitto in primo grado otto mesi di reclusione da convertire nella pena pecuniaria di 65mila euro per Antonio Vecere, quattro mesi per Enrico Vecere oppure il pagamento di 45mila euro, e altri 27mila euro di risarcimento per il Comune di Treglio, più il pagamento di 4mila euro a titolo di onorario dei legali e 600 euro di spese correnti, oltre al risarcimento economico riconosciuto a Nuovo Senso Civico, costituita parte civile, da stabilire in sede civile. Secondo l’accusa il sansificio emetteva nell’aria monossido di carbonio in livelli tre volte superiori rispetto al consentito. Le ceneri, inoltre, venivano smaltite come rifiuti riutilizzabili, mentre non lo erano.
Il processo per reati ambientali era iniziato nel 2015 e aveva riguardato sia il sansificio che la centrale a biomasse, coinvolgendo un gran numero di esperti, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) e la guardia di finanza di Pescara nelle imponenti indagini. «È stato tutto inutile», è il commento amaro di Nsc, «dalle vibranti proteste della popolazione, alle sentenze di condanna della magistratura, dal sequestro dell’impianto alle innumerevoli iniziative dei cittadini, tra flash mob, manifestazioni e raccolta firme. Un vero scandalo all’italiana che assume contorni così caratteristici al punto da meritarsi il titolo di scandalo all’abruzzese. Stendendo un velo pietoso sulla politica», prosegue il sodalizio in una nota, «in particolare quella regionale e nazionale, che ci rappresenta anche nella direzione delle decisioni tecniche, e che prende posizioni a chiacchiere: ci chiediamo cosa possiamo fare ancora per impedire che questo sopruso alla luce del sole, perpetrato ai danni dei cittadini del comprensorio frentano, abbia fine. Rivolgiamo un appello a tutti i sindaci del comprensorio ad unirsi al sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella, nel perseguimento dell’obiettivo comune di non permettere questo oltraggio alla convivenza civile per non vedere tradita per l’ennesima volta la volontà popolare».
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