Il Senato non ferma Di Ilio Via al bando anti-Capasso

Università, nuovo colpo di scena sul caso del docente da sostituire nel Cda Il rettore cerca il sostituto, l’amministrativista Civitarese spiega perché può farlo
CHIETI. L’università d’Annunzio cerca un nuovo consigliere d’amministrazione in sostituzione del professor Luigi Capasso. Lo fa attraverso un avviso pubblico interno con scadenza fissata al 15 gennaio prossimo. L’avviso, firmato dal rettore Carmine Di Ilio il 23 dicembre scorso, prende le mosse proprio dalla seduta di Senato accademico che ci era sembrato di capire non avallasse affatto la proposta del rettore di sostituire Capasso in seno al cda. La seduta è quella del 21 dicembre scorso, convocata esclusivamente sul caso del professore che il rettore aveva messo fuori dal cda annullando il decreto con cui lui stesso lo aveva nominato nel 2012 consigliere d’amministrazione: 11 furono i sì, 7 i no e 3 le astensioni. La maggioranza avallava la richiesta di Di Ilio di sostituire Capasso, ma spulciando il Regolamento generale di ateneo ci si era accorti che la maggioranza semplice non bastava a validare la delibera. Secondo l’articolo 22 del regolamento, infatti, le delibere del Senato “sono valide se ricevono il voto favorevole di almeno la meta più uno dei partecipanti alla votazione”. In questo caso i partecipanti alla votazione erano 21 e dunque la quota da raggiungere, approssimata per eccesso, dovrebbe essere 12. Ma i sì si sono fermati a 11. Per capire perché il rettore possa ritenere che il “Senato accademico ha deliberato di predisporre un avviso pubblico per la raccolta delle candidature a componente appartenente ai ruoli dell’ateneo nel consiglio di amministrazione”, come si legge nell’avviso, dobbiamo far riferimento alle parole di Stefano Civitarese Matteucci, avvocato, ordinario di diritto amministrativo e delegato agli affari istituzionali e legali dell'ateneo. Proprio per questa delega, Civitarese dice di aver preso parte a una “riunione informale” la mattina successiva alla seduta del Senato, in cui, dice, «si è parlato di diverse cose e solo pochi minuti sono stati dedicati alla questione del voto del Senato accademico poiché essa non destava particolari problemi». Il professor Civitarese non contesta affatto i numeri del voto, ma lo legge in maniera diversa, concludendo esattamente il contrario, ovvero che il Senato ha avallato la proposta di delibera del rettore. Questo il suo ragionamento: «Alla votazione avevano partecipato 21 persone e di queste 11 su 10 avevano votato a favore. Se ho capito bene qualcuno sostiene che questa maggioranza non sarebbe sufficiente perché il regolamento richiederebbe una maggioranza qualificata. In realtà non è così. La giurisprudenza si è occupata in passato di casi di questo genere, chiarendo in sostanza che quando si usano espressioni come la "metà più uno" (espressione che "funziona" quando a votare è un numero pari di persone) si vuole semplicemente intendere la maggioranza. Chi direbbe tra 5 amici che devono stabilire se andare tutti insieme a teatro o al cinema che se 3 optano per il primo e 2 per il secondo non si ha una maggioranza a favore del teatro? Molto spesso il buon senso aiuta quando bisogna interpretare disposizioni che in quanto oggetti linguistici sono fatalmente porose e imprecise. Non sempre la matematica aiuta in questi casi: infatti la metà di 21 (i votanti) è 10,5, sicché 11 non è la metà più 1. Ma c'è qualcuno che può ragionevolmente affermare che 11 persone non "contano" più di 10 in una decisione a maggioranza? I giudici amministrativi non ne hanno mai dubitato. E per quel che vale neanche io». Questa dunque l’interpretazione dell’esimio professore: quando si dice “la metà più uno”, “si vuole semplicemente intendere la maggioranza”. Certo è che se nel Regolamento generale di ateneo si utilizzava semplicemente la parola “maggioranza”, non si sarebbe stati qui a discutere… E invece c’è scritto “la metà più uno”. Allora, nel tentativo di districare la delicata materia, abbiamo cercato la definizione di “maggioranza” nel dizionario giuridico italiano a firma di Bobbio, Pizzorusso e Cerri, dove troviamo scritto che dire “più della metà” non equivale a dire “la metà più uno”. Ovvero il semplice concetto di “maggioranza”, “più della metà”, non è la stessa cosa del concetto “la metà più uno”.
Il dizionario spiega pure che “se il numero dei membri del gruppo è pari, le due espressioni sono equivalenti, non lo sono, invece, se il numero è dispari”, come nel caso del voto al Senato.

