Il Serd: pazienti migliorati con la quarantena

10 Maggio 2020

La direttrice Fasciani: la fascia di età si sta abbassando, ci chiedono aiuto anche ragazzini di 15 anni

CHIETI. «I nostri pazienti sono notevolmente migliorati in questo periodo di lockdown. La riduzione dell’accessibilità al mercato illegale della droga ha avuto un effetto positivo: nel 99,9% dei casi abbiamo osservato un benessere mai visto prima». Lo dice Paola Fasciani, direttore del Servizio dipendenze patologiche (Serd) della Asl Lanciano Vasto Chieti.
«Ormai cocaina ed eroina vengono mischiate con una serie di sostanze da taglio estremamente tossiche: ecco perché, non assumendole, dopo i primi 15 giorni di disorientamento, i passi in avanti sono stati notevoli».
La più letale delle droghe è sempre presente nel menù dei pusher: l’eroina comincia a scalare la lista delle preferenze anche tra i consumatori più giovani. Ne è una dimostrazione anche l’ultima maxi operazione dei carabinieri del nucleo investigativo di Chieti. «L’eroina», spiega Fasciani, «non è mai passata di moda. C’è chi inizia a consumarla anche a 15 anni. In queste circostanze tendiamo a non proporre un percorso all’interno del Serd, ma inseriamo i minori in strutture educative, dove si lavora sui blocchi evolutivi: a quell’età, il problema più grande è come queste sostanze possano interferire con la crescita dei giovani adolescenti». Ma lo scenario è cambiato rispetto al passato: gli assuntori cronici, ovvero coloro che si bucano e ne fanno uso esclusivo, si contano ormai sulle dita di una mano.
Sta crescendo a vista d’occhio una nuova figura di tossicodipendente: la vittima di poliabuso. «Si tratta di persone che, nel giro di poco tempo, alternano la cocaina, che è un eccitante, ad un sedativo, come l’eroina». È un modo per alleviare gli effetti sgraditi della prima sostanza, come ansia, panico e incapacità di fermarsi. Sono mutate anche le modalità di assunzione. Almeno all’inizio l’eroina non viene iniettata: i più giovani la fumano, considerandola quasi uno spinello, nel tentativo di “normalizzare” il loro comportamento.
«Nella maggior parte dei casi», prosegue Fasciani, «chi si rivolge a noi utilizza già in modo stabile l’eroina. Con i cannabinoidi, invece, riescono a convivere per moltissimo tempo senza avere grosse tossicità».
L’età dei pazienti del Serd «si è abbassata notevolmente. Già in prima media si comincia ad assumere droga. Al contrario del passato, inizia ad essere consistente la fascia tra i 18 e i 24 anni. Il problema è che il Serd viene visto ancora oggi come un luogo dove arrivano solo i tossici che si iniettano la droga in vena, vivono in strada e hanno perso qualsiasi legame con la società cosiddetta normale. Di conseguenza, nella maggioranza dei casi, ci chiedono aiuto quando lo stato di salute è già grave. La nostra sfida è farli arrivare prima». (cr.ch.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.