Il sindaco: abbiamo fatto tutto per salvarlo
Catenaro si giustifica ma dice che ormai la priorità è quella di liberare il mare dalle travi di legno
SAN VITO. «Mettere in sicurezza l’area. Togliere le travi e il casotto della pesca che sfiora il mare per evitare che il legno vada a fondo o si disperda in acqua». È questa ora la priorità per il sindaco Rocco Catenaro dopo aver effettuato dei sopralluoghi a punta Turchino, assieme a Mario Tenaglia, responsabile dei lavori di demolizione e costruzione del trabocco che devono iniziare a settembre, e all’architetto Anna Colacioppo. «Mi sto rapportando con la capitaneria e altre autorità per poter intervenire subito ed evitare che con il crollo del trabocco i pezzi di legno, le travi, i fili di ferro creino problemi ai bagnanti. Un’ordinanza di chiusura dell’area è una possibilità. Ma devo aspettare le decisioni anche della capitaneria».
Si lavora quindi per evitare danni ulteriori, almeno alle persone. Ma il danno maggiore, quello di privare San Vito, i suoi abitanti e tutta la costa dei trabocchi del suo simbolo, è stato già fatto, con la mancata manutenzione della struttura per 10 anni e la mancata ristrutturazione anche delle fondamenta nel 2004, quando furono fatti dei lavori sulla macchina da pesca.
«Le fondamenta erano rovinate», ricorda Catenaro, «le rotaie, su cui poggiano i pali che reggevano il casotto e la piattaforma, erano spezzate e l’unica cosa da fare era smantellarlo e ricostruirlo. Nel 2004 purtroppo fu fatta una ristrutturazione generale, complessiva, ma non si cambiarono le rotaie arrugginite delle fondamenta. Quelle che ci sono e che hanno ceduto risalgono al 1987, è normale che non abbiano retto. Da parte nostra abbiamo fatto il possibile per salvare la struttura. Abbiamo chiesto e ottenuto dei fondi alla Regione e cercato degli sponsor privati per fare dei lavori, da 120mila euro, che inizieranno a settembre perché solo a fine agosto si può raccogliere il legno di acacia necessario per realizzarlo. Lo ricostruiremo così com’era. Uguale a quello cantato da D’Annunzio». Già, uguale, una copia. (t.d.r.)
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