Il sindaco chiede lo stato di calamità naturale

Appello alla Regione: «Subito una procedura di risarcimento per i privati che hanno subìto danni»
CHIETI. «Per tutte le vie danneggiate dalle due bombe d’acqua di questi giorni ho chiesto alla Regione lo stato di calamità naturale».
L’annuncio arriva dal sindaco Umberto Di Primio che fa anche sapere che «nei prossimi giorni avremo un quadro completo degli interventi di ripristino da effettuare su strade, scuole e sistema idrico e fognario. Inoltre, ho chiesto di aprire anche una procedura per il risarcimento dei privati che hanno subito danni dal maltempo».
Il sindaco ha anche ringraziato le associazioni di protezione civile (Nucleo Opertivo Teate, Teate Soccorso e Valtrigno) che si sono date da fare per far fronte al maltempo. Le associazioni hanno lavorato sopratutto durante la notte. Alle 7,30 del mattino hanno ceduto il passo alle forze comunali.
Gli operai del Comune si sono dimostrati instancabili nei giorni dell’emergenza. Coordinati dall’assessore comunale ai lavori pubblici Raffaele Di Felice e sotto la supervisione dell’assessore alla viabilità Mario Colantonio, hanno lavorato senza sosta per cercare di dare soluzione alle principali criticità, a partire dal geometra Raimondo Censurato e dal ruspista Marco Di Gregorio. Importante anche la collaborazione con l’Aca, e in particolare con Emidio Di Nardo, che si è rivelata fondamentale per risolvere l’emergenza di via Tirino, dove un tubo dell’acqua rotto ha inondato di acqua e fango lo svincolo vicino al centro commerciale Megalò, una delle porte d’accesso alla città per chi arriva dal Pescarese. La circolazione è tornata normale solo verso le 13, dopo che è stata riparata la rottura idrica ed è stato tolto il fango che aveva invaso l’area.
«La città», spiega l’assessore Di Felice, «è stata messa a dura prova da questo secondo violento nubifragio. C’è una strada, via Carusi, che abbiamo dovuto chiudere perché abbiamo registrato il concreto rischio che possa sprofondare. Le emergenze sono davvero tantissime e si trovano dappertutto. Non c’è quartiere che ne sia rimasto illeso. E temo che per rimettere a posato tutto e riportare le situazione alla normalità serviranno molti soldi».
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