Il sindaco interdetto si appella alla Cassazione
L’inchiesta su appalti e tangenti a Casacanditella, D’Angelo contro il Riesame Il 16 febbraio si saprà se può tornare in Comune o deve aspettare un anno
CASACANDITELLA. Il 16 febbraio prossimo, i 1.294 residenti di Casacanditella sapranno se Giuseppe D’Angelo può continuare a fare il sindaco del paese oppure no. Quel giorno arriverà davanti alla Corte di Cassazione il caso del sindaco indagato per corruzione nell’inchiesta sugli appalti dell’Unione dei Comuni delle Colline teatine e interdetto per un anno da tutte le funzioni pubbliche. D’Angelo, 60 anni, già sindaco tra il 2011 e il 2016 e rieletto anche nel 2017 con la lista civica Ricominciamo (515 voti, 55,37%), era stato arrestato ai domiciliari il 27 settembre scorso: secondo squadra mobile dell’Aquila e procura di Avezzano, il sindaco avrebbe percepito circa 10 mila euro di tangenti dall’imprenditore di Penne Sergio Giancaterino e dal suo braccio destro Antonio Ruggeri. Il successivo 19 ottobre, dopo 23 giorni di detenzione, D’Angelo è tornato libero su decisione del tribunale del Riesame dell’Aquila che, però, ha disposto l’interdizione dall’incarico. Da quel giorno, le redini del Comune sono in mano al vice sindaco Eleonora Firmani.
Una decisione, quella del Riesame, che il sindaco non ha mai accettato: D’Angelo vuole tornare sindaco e ha fatto ricorso alla Cassazione. D’Angelo non si è mai dimesso: ha rigettato, anche durante l’interrogatorio, ogni accusa di presunte tangenti per addomesticare le gare d’appalto. Secondo D’Angelo, assistito dagli avvocati Antonio Luciani, sindaco di Francavilla, e Marco De Merolis, l’interdizione non si può applicare alle cariche elettive: il ricorso del sindaco fa leva sull’articolo 289 del codice di procedura penale che vieta l’applicazione della misura «agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare». In base alla memoria del sindaco, un provvedimento di interdizione del genere arriverebbe a minare il principio della divisione dei poteri teorizzato fin dal 1600 dal filosofo e giurista francese Montesquieu e cioè che il potere giudiziario non può vietare l’esercizio del potere esecutivo a chi è stato democraticamente eletto dal popolo. Anche la procura ha fatto ricorso contro l’interdizione: per i pm Maurizio Maria Cerrato e Roberto Savelli, D’Angelo sarebbe dovuto rimanere ai domiciliari.
Nella stessa inchiesta che riguarda appalti teatini e marsicani sono indagate altre 11 persone: l’appalto chietino finito sotto accusa è quello che riguarda il consolidamento di una frana a San Martino sulla Marrucina. Tra gli indagati c’è anche il sindaco di San Martino, Luciano Giammarino. L’accusa ruota intorno a presunte dazioni a D’Angelo «camuffate» da contributi per le feste: «Acquisto dei biglietti della lotteria patronale, noleggio di tendoni per una festa, contributi in beneficenza», così riassume l’accusa. Un’ipotesi che, secondo D’Angelo, sarebbe sconfessata dai documenti: i contributi e i soldi per l’acquisto dei biglietti della lotteria, così ha raccontato nell’interrogatorio, sarebbero stati consegnati direttamente al comitato feste; poi, anche il contributo di mille euro per l’edicola di Sant’Anna a Semivicoli sarebbe stato dato al comitato; il tendone per una serata di beneficenza dedicata a Noemi, la bambina di Guardiagrele affetta da Sma1, sarebbe stato pagato alla ditta fornitrice dietro l’emissione di fattura. Secondo il sindaco, nessun favore sarebbe stato fatto a Giancaterino: la Cuc, ha detto D’Angelo, avrebbe bandito 10 gare d’appalto tra il 2015 e il 2017 e nessuna sarebbe stata vinta da Giancaterino.

