Il sindaco: non cedo ai ricatti di Forza Italia

Di Primio gela i cinque consiglieri ribelli: «L’assessore Di Biase non si tocca» Domani il bilancio arriva in aula: «Una vendetta personale dietro la lite»
CHIETI. «Io, notoriamente, non sono uno che cede ai ricatti e anche stavolta non ho intenzione di cedere ai ricatti di Forza Italia. Sia chiaro: i ricatti andassero a farli a casa loro». Il sindaco Umberto Di Primio sbatte la porta in faccia ai 5 consiglieri ribelli della maggioranza che minacciano di non votare il bilancio se l’assessore Carla Di Biase continuerà a sedere in giunta. «Di Biase resta assessore», dice il sindaco, ormai un ex di Forza Italia dopo la lettera di autosospensione, «non vedo alcun motivo, né politico né amministrativo, per sollevarla dall’incarico». È una risposta netta alla presa di posizione del capogruppo di Forza Italia Marco D’Ingiullo e dei consiglieri Maura Micomonaco, Emiliano Vitale, Maurizio Costa ed Elisabetta Fusilli, cioè il gruppo più numeroso capace di garantire (o meno) la tenuta della maggioranza in consiglio comunale. «Mi dispiace vedere bloccata l’attività di un’amministrazione che», dice Di Primio, «sta dimostrando quanto vale con i risultati per una questione personalistica, una vendetta che qualcuno vuole consumare contro qualcun altro. Qui c’è un mandante e poi ci sono gli esecutori». E chi sarebbero? I 5 consiglieri schierati contro Di Primio e Di Biase sono legati all’assessore regionale Mauro Febbo e sarebbe proprio Febbo il primo “oppositore” del sindaco: Febbo non avrebbe gradito la candidatura di Di Biase con Forza Italia alle elezioni regionali del 10 febbraio scorso. Poi, c’è il caso giostre, finite nel piazzale dello stadio Angelini, all’apice di lite tra Di Biase e Micomonaco. Chieti, città di oltre 50mila abitanti, assiste a una pericolosa partita a scacchi in maggioranza: la prossima mossa è in programma domani, alle 14, quando inizierà in consiglio la discussione del bilancio. Senza numero legale in aula se ne riparlerebbe il 17. «Quelli che adesso vogliono mettere in discussione il bilancio lo fanno ben sapendo che la città potrebbe perdere finanziamenti», dice il sindaco, «il primo a rischio, 1,3 milioni, riguarda la frana di Filippone e zona Teate Center. Questo lavoro si ritrova bloccato perché, a fronte di un finanziamento già concesso e con il contratto già chiuso con la ditta aggiudicataria da presentare in Regione entro il 30 settembre, non è possibile affidare l’incarico della progettazione esecutiva visto che il bilancio non è stato ancora approvato: questo è uno dei danni che si potrebbero arrecare alla città».
I 5 di Forza Italia spingono, poi, per la stabilizzazione di 48 precari della Teateservizi, 20 subito e 28 tramite avviso pubblico: «Io non ho da far assumere nessuno», premette il sindaco, «ma nel verbale dell’assemblea dei soci risalente al 13 maggio scorso ho dato indicazione all’amministratore unico Giovanni D’Amico di procedere alle assunzioni a tempo indeterminato: l’indicazione politica c’è già. Magari c’è qualcun altro, invece, che vuole fare i nomi e i cognomi». Ormai, è un muro contro muro: senza il sì al bilancio, cadrebbe l’amministrazione. Il sindaco va avanti: «C’è una parte della maggioranza che, per motivi poco nobili, mi ricatta, ma io non cedo. Il bene principale è salvare i finanziamenti».

