Il sindaco: Pasqua di rinascita e adesso svolta per la città

4 Aprile 2021

Ferrara annuncia: "Si torna quasi alla normalità, da mercoledì asili e scuole aperti, i contagi rientrano nei livelli di guardia e sui  vaccini pronti ad aprire due nuove sedi"

CHIETI . L’emergenza Covid che sembra già un ricordo e vira verso un ritorno alla normalità; la prima processione con la fascia tricolore; l’attenzione puntata sui debiti del Comune. «Serve serenità», predica il sindaco Diego Ferrara con la solita compostezza. Dopo Pasqua, inizia un’altra fase per la città. E sui vaccini, in un equilibrio precario tra l’esigenza del bene comune e le polemiche sollevate dalla politica, il sindaco dice: «Faccio opera di verità».
I contagi sono in calo ed è Pasqua: cosa accadrà dal 6 aprile in poi?
«Nell’ultima intervista al Centro avevo espresso una sensazione di ottimismo e ora il quadro è cambiato in meglio: ieri abbiamo avuto solo 6 nuovi casi. Da 5 settimane la tendenza è costantemente in discesa: più passano i giorni e maggiore è la sensazione che tutto andrà per il meglio. Resta però un’aria di pesantezza perché in tanti continuano ad ammalarsi e anche a morire: per questo il nostro spirito non può essere completamente libero. Ora, il Comune seguirà le linee del governo. Ma su questo vorrei raccontare una cosa».
Prego.
«Quando chiudevo gli asili e le scuole imperversavano critiche sui social network; adesso che le riapro in ottemperanza a disposizioni nazionali registro altrettante critiche da genitori che vorrebbero prolungare le chiusure, magari per altri 15 giorni. Con i dati attuali tenere ancora chiuse le scuole non serve».
Sui vaccini, la competenza è della Asl: il Comune è pronto a collaborare?
«Faccio opera di verità: nell’ultima riunione con il prefetto Armando Forgione, il questore Annino Gargano e il direttore generale Asl Thomas Schael ho ripetuto per l’ennesima volta che il Comune è pronto non da domani ma da ieri ad aprire altre sedi per le vaccinazioni e mi riferisco al palasport di Colle dell’Ara e al Foro Boario. A Colle dell’Ara è già tutto pronto con le associazioni di protezione civile mobilitate: basta un fischio e si può partire. Di fronte alla nostra disponibilità, la risposta di Schael è stata questa: siccome abbiamo pochi vaccini non occorre che il Comune apra nuove sedi perché quelle esistenti sono sufficienti. Dal 12-14 aprile, con il possibile arrivo di altri vaccini, basta che Schael mi mandi un messaggino su Whatsapp e aprirò le sedi all’istante».
Ma, tra file e disagi, si può aspettare con tranquillità?
«Ai cittadini ricordo una cosa: è inutile chiedere all’amministrazione comunale e ai medici, e posso parlare a nome di entrambe le categorie, chi sarà chiamato e quando perché le liste sono di competenza della Asl. Serve serenità: tutti gli iscritti alla piattaforma regionale verranno chiamati».
Come è stata la prima processione da sindaco?
«Un’emozione fortissima che ho condiviso con il vice sindaco, Paolo De Cesare: prima del corteo ci siamo chiusi in Comune per mezz’ora per ripensare all’onore che ci è stato offerto, sembravamo due ragazzini. Attendere la processione con la fascia tricolore mi ha fatto ripensare a me stesso da ragazzino quando giocavo a pallone per le strade della città mentre adesso ne sono il sindaco: in quel momento, alla Trinità, ho pensato a quanto sarebbero stati fieri mia madre e mio padre se fossero stati ancora in vita».
L’anno scorso l’ex sindaco Umberto Di Primio è stato costretto a rinunciare alla processione e sembra non aver gradito la sua presenza fino a polemizzare su Facebook: cosa ne pensa?
«Io non so perché si comporta così. Ma, diciamola tutta, quel nostro manifesto non è stato proprio piacevole».
Si riferisce al manifesto-denuncia in stile film sui conti in rosso del Comune?
«Sì e ho avuto anche modo di dirglielo di persona. Ma la verità è che hanno iniziato loro, attaccandoci strumentalmente su parenti e stipendi. Ma, al di là di questo, non capisco la sua acredine nei miei confronti: io, però, non serbo rancore e, se Di Primio volesse, prenderei volentieri un caffè insieme, magari anche domani».
Su Facebook è circolato un pesce d’aprile: «Ferrara si dimette». È soltanto uno scherzo, vero?
«Mi ha fatto ridere ma tantissime persone mi hanno chiamato, anche personaggi politici e pure qualche autorità. Certo che andrò avanti, a meno di morire prima ma la mia aspirazione è lasciare un’impronta in città, anche piccola ma sono fortemente intenzionato a lasciarla. Non mi dimetto, stiano tutti tranquilli, anche se al termine di questi 5 anni mi ritirerò per fare il nonno e il pensionato: non ho ambizioni di fare carriera in politica».
Da martedì in poi quali saranno le priorità?
«Siamo concentrati su una cosa: i conti del Comune. Abbiamo i giorni contati per fornire i dati alla Corte dei conti e attendere con fiducia il benestare al piano di riequilibrio propedeutico al predissesto che ci permetterebbe di respirare un po’ anche se i primi tempi saranno duri. Ma anche a Pescara è stato fatto il predissesto e il Comune non si è fermato».
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