Il sindaco salvato in aula da Troiano e dagli assenti

3 Luglio 2019

L’ex ribelle garantisce il numero legale. E ora Di Primio è pronto a restare

CHIETI. L’ex consigliere ribelle Mario Troiano e le assenze nell’opposizione salvano Umberto Di Primio. Il sindaco riesce a fare approvare il bilancio sul filo di lana – 11 voti favorevoli e 10 contrari – anche senza Forza Italia e parte dell’Udc. E adesso il primo cittadino è pronto a continuare il suo mandato: ha tempo fino a domenica per ritirare le dimissioni. Al momento, dunque, sembra scongiurato l’arrivo del commissario prefettizio. La prima reazione di Di Primio, che è uscito ufficialmente da Forza Italia, potrebbe essere quella di mandare a casa gli assessori del suo ex partito.
L’ULTIMA RIUNIONE. Alle nove del mattino, mezz’ora prima del consiglio, nello studio privato di Di Primio va in scena l’ultima riunione per tentare di sanare la spaccatura con Forza Italia. Il capogruppo Marco D’Ingiullo, accompagnato dall’assessore Emilia De Matteo, chiede al sindaco di firmare un accordo che prevede tre punti: il finanziamento da 70mila euro al teatro Marrucino, la stabilizzazione dei lavoratori di Teateservizi e il rimpasto di giunta. Gli altri 4 consiglieri di Forza Italia, Emiliano Vitale, Maurizio Costa, Maura Micomonaco ed Elisabetta Fusilli, sono in attesa di notizie su corso Marrucino. Mancano pochi minuti alle 9.30 quando arriva D’Ingiullo, che comunica il mancato accordo. Così tutti e 5 vanno via. Restano a casa anche il presidente del consiglio comunale Liberato Aceto e i due ribelli dell’Udc, Mario De Lio e Roberto Melideo, in lite con il sindaco per la questione Tari (la tassa sui rifiuti).
GLI ALTRI ASSENTI. Ma ci sono assenze anche nell’opposizione: i consiglieri del Movimento 5 stelle, Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo, sono in vacanza in Slovenia; Teresa Giammarino (Chieti per Chieti) è a casa con un piede rotto; Renata Sablone (Centro democratico) fa sapere di essere a Roma per un concorso.
IL CONSIGLIO. La maggioranza non ha neppure il numero legale per fare iniziare la seduta. Ma, al momento dell’appello, ecco il colpo a sorpresa. Escono tutti i consiglieri di opposizione, tranne uno: Mario Troiano di Chieti.dacapo, ex Forza Italia. È lui, rispondendo presente, a tenere in vita l’amministrazione Di Primio e a permettere alla seduta di affrontare i quattro punti all’ordine dell’ordine: le modifiche al piano industriale, il disavanzo presunto relativo al 2018, l’approvazione del Documento unico programmatico e, infine, l’approvazione del bilancio di previsione triennale. «Sono abituato a ragionare con la mia testa», dice Troiano. «L’ho fatto per il bene della città. E poi ho sempre detto di essere contro il mio ex partito». Adesso i volti nella maggioranza sono un po’ più distesi. Anche se non mancano momenti di tensione. Come quando si diffonde la voce secondo cui i consiglieri di Forza Italia sarebbero pronti ad entrare in aula. L’assessore Carla Di Biase, fedelissima di Di Primio, si scaglia contro la collega De Matteo: volano parole pesanti. A tal punto che è necessario l’intervento della consigliera Stefania Donatelli per contenere le ire dell’esponente di Fratelli d’Italia.
TEATESERVIZI NEL MIRINO. In aula Di Primio, affiancato dall’assessore Valentina Luise, attacca Teateservizi. Lo fa davanti all’amministratore unico (dimissionario) Giovanni D’Amico e al direttore generale Antonio Barbone, vertici della società partecipata del Comune che si occupa della riscossione dei tributi, della gestione della piscina e dei servizi cimiteriali. «L’azienda non funziona», tuona Di Primio. «Noi abbiamo segnalato a più riprese le cose che non vanno. Vogliamo tenerla viva, ma devono essere capaci di lavorare e di produrre, senza aspettare che il Comune invii i soldi: è una società, non un centro di assistenza». «Teateservizi», è la replica di D’Amico, «è un po’ la discarica dei problemi dei settori del Comune».
IL VOTO DECISIVO. Al momento della votazione decisiva, Troiano dice no al bilancio. Ma è ininfluente: la maggioranza raggiunge l’approvazione perché, contrariamente a quanto accaduto per il numero legale, il voto del sindaco vale per l’approvazione dei punti all’ordine del giorno. «Il dato politico dice che io non ho più una maggioranza come è uscita dalle urne», è il commento a caldo di Di Primio, dopo 5 ore di discussione. «Ma, grazie al senso di responsabilità straordinario di chi è stato seduto in consiglio comunale senza farmi ricatti fino all'ultimo momento, oggi Chieti ha un bilancio che ha 40 milioni di lavori. Da settembre partirà il servizio di scuolabus e potremo fare lavori e manutenzioni per la città che, ad oggi, sono mancati».
LE DIMISSIONI. Secondo Di Primio, dunque, il risultato «di questo consiglio comunale ha due valori, uno opposto all'altro. Da un lato, c’è la fine del centrodestra così come era stato immaginato alle urne nel 2015; dall’altro, un bilancio che dà la possibilità a Chieti di avere milioni di investimenti». Di Primio ha confidato ai suoi di essere intenzionato a continuare. Ufficialmente, però, non si sbilancia: «Fino al 7 luglio», dice, «ho ancora in piedi le mie dimissioni, che ho presentato perché sono rimasto schifato da un certo modo di fare. Adesso, dovrà prima parlare non soltanto con le persone straordinarie che sono state in aula ma anche con coloro che hanno determinato quella situazione che oggi, mi pesa dirlo, porta il centrodestra ad avere un risultato grazie al centrosinistra».
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