Il sindaco torna in consiglio Applausi e fuochi d’artificio

29 Settembre 2018

Casacanditella, D’Angelo si riprende la poltrona un anno dopo l’arresto L’opposizione diserta la seduta. L’abbraccio dei cittadini e la festa in piazza

CASACANDITELLA. Un anno fa l’arresto per corruzione; in quello stesso giorno ma di 12 mesi dopo, ecco il suo reingresso nella sala consiliare con tanto di applausi quando termina di leggere tre cartelle preparate di suo pugno e rette da una graffetta che toglie e mette mille volte all’angolo sinistro dei fogli mentre si riprende lo scranno di primo cittadino. Nervoso sì ma emozionato pure. Le 4 sigarette fumate in 15 minuti davanti al municipio mentre stringe le mani di chi è qui a sostenerlo, sono la testimonianza di quanto Giuseppe D’Angelo viva in maniera catartica questo momento. È il giorno in cui l’aula consiliare prende atto del provvedimento con cui il prefetto Antonio Corona lo reintegra nel rango di sindaco dopo la disavventura giudiziaria che lo ha colpito per presunti soldi avuti – circa 8mila euro – per organizzare le feste del paese ma che lui non ha mai maneggiato. Per la procura di Avezzano, che il 27 settembre 2017 lo fece arrestare, si tratta di tangenti. Per D’Angelo, per i suoi avvocati difensori, per i consiglieri della sua maggioranza e per molti concittadini, assolutamente no.
Il sindaco ha pagato anche un pegno pesantissimo per questa vicenda: per 6 mesi è stato allontanato dal suo Comune ma un ricorso gli ha dato ragione ed eccolo tornare sulla scena più vivo che mai. «Scusatemi», dice a rivolto all’aula dopo l’appello del segretario comunale Cristiana Sabatini, «sono emozionato. Dico qualche parola anche se la minoranza non c’è». Già, i banchi dell’opposizione sono vuoti. La mossa è politica, certo: vista la vicenda forse quei consiglieri non riconoscono più in D’Angelo il primo cittadino, ma nessuno di loro manifesta la posizione del gruppo qui, nell’aula dell’adunanza civica. «Scusatemi se dovessi tossire, ma l’aria di Francavilla non mi ha fatto bene», riprende D’Angelo. Poi legge di fila le tre cartelle. Ringrazia quanti parteciparono alla manifestazione “Rivogliamo il nostro sindaco” del 14 aprile scorso per la solidarietà e la vicinanza ricevuta. «Molte volte ho pensato di gettare la spugna e di dimettermi, ma per quanti mi hanno votato e sostenuto nei momenti bui, ho resistito, e oggi sono ancora qui con voi, in mezzo a voi, per ripartire con voi, a lavorare per voi». Applausi. «C’è chi ha compreso bene quello che è successo e chi ha strumentalizzato la cosa per interessi personali e aspettava come un avvoltoio per avventarsi sul mio cadavere. Ammetto che erano pochi, i soliti invidiosi. Ma sono rimasti a bocca asciutta, anzi sono diventati ancora di più gli zimbelli del paese». Alla fine altri applausi, strette di mano, baci e tutti in piazza per la festa con porchetta e birra, a conclusione di 10 minuti di fuochi pirotecnici. «Sei un grande Giuse’», commenta un paesano mentre stringe a sé il sindaco, «per te pure gli spari come pe’ nu sande». Il divertimento può iniziare, la musica è a palla. Il sindaco riprende a fumare: il consiglio è andato, ora c’è il processo penale da affrontare.