Il Tar: niente armi in casa se si litiga con i vicini

24 Giugno 2019

Agricoltore minaccia il confinante e la prefettura gli vieta di detenere pistole I giudici: non importa chi ha torto o ragione, la situazione potrebbe degenerare

CHIETI. Se avete il porto d’armi e litigate con un vicino, sappiate che vi potrebbero revocare l’autorizzazione a tenerle in casa. E non importa se avete ragione o torto. Lo dice una sentenza del Tar di Pescara: i giudici amministrativi hanno rigettato il ricorso di un uomo nei cui confronti la prefettura di Chieti aveva disposto «il divieto di detenere armi, munizioni e materie esplodenti». Il provvedimento è stato preso dopo che i carabinieri avevano provveduto al «ritiro amministrativo cautelare delle armi» possedute dal ricorrente, che è stato querelato dal confinante per minacce. «Tra i due vi è un forte e continuo stato di tensione», hanno scritto sulla relazione gli investigatori.
«Il provvedimento della prefettura», si legge sul ricorso presentato dall’avvocato Cristiano Bertoncini, difensore di Claudio D., «trae origine da un episodio accaduto il 27 ottobre del 2017 a Furci. Il mio cliente avrebbe preso parte, insieme ad alcuni familiari, a una lite per questioni inerenti la delimitazione dei confini di un appezzamento di terra, limitrofo alla strada comunale». La minaccia sarebbe consistita, secondo il denunciante, nella frase: «Spostati altrimenti ti metto sotto, ti ammazzo». Ma Claudio si difende: «Non ho minacciato nessuno. Al contrario, sono stato io ad essere destinatario di un tentativo di aggressione. Mi trovavo alla guida di un trattore per ripristinare il terreno di proprietà di mia sorella, quando il confinante è arrivato sul posto: in un primo momento, si è messo davanti al mezzo meccanico così da impedirmi ogni azione; successivamente, si è scagliato contro il trattore tentando persino di salire nella cabina di guida per aggredirmi». A dimostrarlo, secondo la difesa, sarebbe anche un video girato durante i fatti. Non solo: la procura, stando sempre a quanto sostiene il ricorrente, ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta.
Ma i giudici (presidente Renata Emma Ianigro, consiglieri Massimiliano Balloriani e Paola Anna Gemma Di Cesare) scrivono: «Al di là dell’episodio della querela, più volte i militari sono dovuti intervenire a causa delle liti tra le famiglie in questione per ragioni di confini. Nel caso specifico, il ricorrente si sarebbe diretto con il trattore verso il vicino fino a toccargli con la ruota la gamba prima di fermare il mezzo». Secondo il Tar, «si tratta di un insieme di circostanze che denotano che il coinvolgimento nelle numerosi liti fra le famiglie confinanti, come riferito dai carabinieri, potrebbe indurre il ricorrente ad abusare delle armi». Per i giudici, «ai fini di una prognosi di abuso, non rileva chi abbia torto o a ragione, ma solo il fatto oggettivo di trovarsi ripetutamente in una situazione di litigiosità. E non risulta che Claudio D. abbia tenuto un comportamento di particolare controllo da disinnescare la pericolosità insita nelle varie liti segnalate ai carabinieri».