Il Tar riapre la strada al Mirò: sì al nuovo esame dei progetti

Un’ordinanza dei giudici dispone un altro passaggio al Comitato Via della Regione, ma è scontro Il Forum H2O: «No al permesso in sanatoria, i capannoni vanno abbattuti». Febbo: «No ai negozi»
CHIETI. Per la realizzazione del parco commerciale Mirò, ai confini di Megalò, si riapre una, seppur minima, possibilità. Dopo tante bocciature, sia al Tar che al Consiglio di Stato, questa volta per Sile, la società bergamasca che vorrebbe realizzare il contestato intervento nei pressi del fiume Pescara, arriva un giudizio favorevole del Tar. È un’ordinanza a firma dei giudici Paolo Passoni, Renata Emma Ianigro e Massimiliano Balloriani, nel ricorso promosso da Sile contro il Comitato regionale per la valutazione dell’impatto ambientale (Via), che per ben due volte si è espresso negando le autorizzazioni chieste dalla società per completare la costruzione dei nuovi edifici, iniziata e poi stoppata dai giudizi amministrativi. Nell’ordinanza i giudici del Tar, accolgono l’istanza di sospensione del giudizio negativo del Via, fissano l’udienza di merito per il 24 giugno e suggeriscono al Comitato Via di riesaminare l’istanza di Via postuma, vale a dire la richiesta di ottenere permessi a posteriori per le costruzioni appena iniziate, una sorta di sanatoria.
Al momento, dunque, non è ancora detto nulla: occorre attendere il giudizio di merito del 24 giugno per sapere se il Tar accoglie o boccia la richiesta della Sile di annullare il giudizio negativo del Via sulla possibilità di ottenere i permessi desiderati. Certo è, però, che uno spiraglio per la Sile si è riaperto. Scrive infatti il Tar nell’ordinanza: «Considerato che, ad un accertamento prima facie, i motivi dedotti nel ricorso appaiono sorretti dal prescritto fumus boni iuris», vale a dire che sembra che la Sile possa avere un minimo di ragione nel chiedere di annullare lo stop del Via alla realizzazione di Mirò. Per il Tar, inoltre, «al danno prospettato dalla società ricorrente è possibile ovviare ordinando all’Amministrazione di riesaminare l’istanza di Via postuma previa assegnazione all’istante di un termine per integrare la documentazione tramite la modulistica necessaria per adempiere all’ineludibile fase della pubblicazione strumentale alla presentazione di osservazioni da parte di chiunque vi abbia interesse o possa subire effetti dalle pronunce decisionali». La formula è sibillina: il Tar non ordina direttamente ma considera che è possibile ovviare al danno lamentato «ordinando all’Amministrazione di riesaminare l’istanza di Via postuma». Un suggerimento che il Via sembra aver preso, tanto che ha assegnato alla Sile il termine per integrare la documentazione. Cosa che Sile ha fatto, anche se, da voci non ufficiali, sembra che l’integrazione non sia consistita in granché. E quindi, senza cioè sostanziali elementi di novità, è difficile che il Via, anche volendo riesaminare l’istanza, possa decidere in maniera diversa da quanto fatto in passato.
Nel frattempo c’è chi lancia l’allarme e chi lo spegne. Per il Forum H2O, «Sile ha depositato in Regione le integrazioni» e quindi «si è attivata la procedura di valutazione di impatto ambientale “a sanatoria” postuma. Grazie alla sciagurata riforma della Via operata a libello nazionale nel 2017, si è aperta la possibilità per la Sile di “sanare” le opere attualmente prive della valutazione ambientale»: per gli attivisti, i capannoni vanno abbattuti. Per il consigliere regionale Mauro Febbo, da sempre contrario a Mirò ma decisamente meno allarmista rispetto al Forum, la riforma del 2017 non trova applicazione in questo caso: per Febbo, «non ci sono i presupposti perché il progetto possa andare avanti. Se poi la società», dice, «pensa di percorrere la strada della non assoggettabilità al Paur (Provvedimento autorizzatorio unico regionale) per andare direttamente a conferenze di servizi con gli enti locali, troverà il parere sicuramente contrario della Regione che è già stato esplicitato in più occasioni».

