Il terrorista sotto controllo per due anni

ll marocchino allontanato dall’area Schengen per motivi di sicurezza nazionale aveva comprato casa in via Trignina
SAN SALVO. Sotto osservazione per due anni, da maggio 2016, poiché esternava “idee oltranziste, radicali ed antioccidentali, manifestando approvazione per i tragici avvenimenti terroristici perpetrati in Europa in maniera talmente spregiudicata da ingenerare timore nei frequentatori della comunità islamica”. È quanto emerge dagli atti di indagine del comando provinciale dei carabinieri di Chieti svolti nei confronti di Taib Ahmed Ouahbi, 34 anni, marocchino residente a San Salvo, accusato di inneggiare alla vittoria dello Stato Islamico. Due anni in cui l’arabo è stato monitorato ininterrottamente dai carabinieri del Ros (Reparto operativo speciale), della Compagnia di Vasto e della caserma di San Salvo, tutti coordinati dai pubblici ministeri Michele Renzo e David Mancini, della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di L’Aquila.
Dall’attività investigativa è emerso il carattere schivo e introverso dell’uomo, che raramente si notava in pubblico e che, oltre a condurre una vita priva di qualsiasi frequentazione con gli italiani, aveva pochi contatti anche con la sua stessa comunità islamica. Ouahbi viveva con la famiglia in via Trignina 27, insieme alla moglie Hannouni Souad, che ha sposato il 26 settembre 2013 per ottenere il permesso di soggiorno, e due figli di 4 e 2 anni, uno dei quali iscritto a una scuola dell’infanzia della cittadina.
Desta sospetto proprio l’acquisto dell’immobile in cui Ouahbi risiedeva poiché l’uomo pare non espletasse alcuna attività lavorativa continuativa. Il marocchino, infatti, faceva lavori saltuari o temporanei, a volte come bracciante agricolo guadagnando pochi soldi, ma che, nonostante ciò, riusciva a vivere modestamente e comunque al di sopra delle proprie possibilità economiche. L’abitazione in cui viveva è una casa indipendente e disposta su due piani, all’incrocio con via del Mare, che appare ora totalmente disabitata dato che il marocchino si è trasferito da un paio di mesi in Marocco insieme alla famiglia e al padre, Lahcen, anche lui residente a San Salvo ma che viveva, invece, in via Liquirizia 15, insieme all'altro figlio. I vicini di casa di Ouahbi non lo vedevano da tempo. A causa della sua visione fondamentalista dell’Islam, il marocchino trascorreva la maggior parte del suo tempo in casa accedendo a siti web a sostegno dello “stato islamico”, alla consultazione di pagine relative alla realizzazione artigianale di giubbotti esplosivi e svolgendo l’attività di proselitismo e propaganda in chiave jihadista attraverso i social network. Azioni che, secondo gli investigatori, indicavano la pericolosità sociale di Ouahbi, destinatario del provvedimento che non gli consente di entrare e soggiornare “in area Schengen” per motivi di sicurezza nazionale in materia di prevenzione del terrorismo. Lo stesso provvedimento che lo ha visto protagonista anche nel 2006 ma che non ha mai rispettato.
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