Il tragico volo del balneatore Papa Primario e infermiere sott’accusa

Il 68enne pescarese, ex campione d’atletica, si gettò dalla finestra del reparto in cui era ricoverato Ora in due rischiano il processo: «Non hanno monitorato il paziente, sottovalutate le sue patologie»
CHIETI. Il primario di Medicina generale 2 dell’ospedale di Chieti, Ettore Porreca, e il coordinatore infermieristico dello stesso reparto, Carlo Della Pelle, rischiano di finire sotto processo con l’accusa di omicidio colposo per la morte di un paziente che si gettò dalla finestra di un bagno del policlinico. C’è una svolta, dunque, nell’inchiesta sulla tragica fine di Luciano Papa, storico balneatore pescarese di 68 anni, che acquistò lo stabilimento Plinius nel 1979 portandolo avanti per 35 anni insieme al figlio Lorenzo. Il dramma risale al 13 febbraio del 2019. In un primo momento, la procura aveva chiesto l’archiviazione perché «nulla poteva lasciare sospettare ciò che poi è accaduto» e «nessun rimprovero può essere mosso neanche in ordine all’assistenza fornita, adeguata al caso clinico». Ma Lorenzo Papa, assistito dagli avvocati Alessandro Giancristofaro e Remo Donatelli, si è opposto. E il giudice Andrea Di Berardino ha ordinato l’imputazione coatta. Così, pochi giorni fa, il pm Giancarlo Ciani ha chiesto il rinvio a giudizio per il medico teatino e l’infermiere di Casacanditella: l’udienza preliminare, davanti al giudice Luca De Ninis, è in programma il prossimo 14 settembre. Papa era molto conosciuto a Pescara anche per la sua passione infinita per lo sport: professore di educazione fisica e fondatore di una delle prime palestre, la Golden Gym di viale Bovio, è stato campione di atletica nel salto in alto, stabilendo record a livello nazionale.
LE ACCUSE Gli imputati sono accusati di aver «sottovalutato la rilevanza psichiatrica della sintomatologia e la storia clinica di Luciano Papa», ricoverato sei giorni prima, «non attuando un attento monitoraggio del paziente e non impedendo che si lanciasse dalla finestra». Più nel dettaglio, a fronte della richiesta di dare corso a una consulenza psichiatrica, come risulta dal certificato redatto dal servizio di neurologia, medico e infermiere – è riassunto nel capo d’imputazione – hanno «ignorato tale necessità, così da precludere anche l’attuazione di specifiche procedure di cautela».
«SERVIVA PIÙ CAUTELA» Il giudice sottolinea «l’importanza della storia clinica di Papa, che avrebbe imposto una gestione completamente diversa, assai più cauta e prudente, del paziente, almeno corrispondente a quella ricevuta all’ospedale di Pescara, dove lo stesso Papa, pochi giorni prima di recarsi a Chieti, era stato ricoverato con analoga diagnosi. In quel diverso nosocomio era stata da subito disposta, sulla base della medesima sintomatologia, la contenzione degli arti e un severo regime di sorveglianza attiva».
LA CIRCOLARE E ancora: «Come correttamente osservato dal difensore della persona offesa, la raccomandazione del ministero della Salute, adottata nel 2008, sulla prevenzione del suicidio di paziente in ospedale, stabilisce che l’anamnesi è uno strumento essenziale per l’identificazione dei fattori di rischio da monitorare. Per fronteggiarli, il medesimo documento dispone “dispositivi di sicurezza, quali serrature, video a circuito chiuso, allarmi, ringhiere, infissi di sicurezza”, nonché “evitare di lasciare da soli i pazienti a rischio ed eventualmente definire modalità per la vigilanza”».
IL PRECEDENTE DEL 2012 C’è di più: «La raccomandazione suggerisce la segnalazione di un evento sentinella, ossia di un suicidio di paziente in ospedale, ciò che era avvenuto, nel giugno 2012, dalla stessa finestra da cui, anni dopo, si sarebbe gettato Papa. Tali regole sono state recepite, ampliate e specificate proprio dopo quell’evento sentinella dalla Asl di appartenenza degli indagati, la cui “procedura per la prevenzione del suicidio in ospedale”, approvata il 31 luglio 2012, aveva individuato, come più a rischio, nell’ambito delle degenze, proprio “i servizi igienici”, invitando a valorizzare nella valutazione del rischio suicidiario anche l’assunzione di farmaci potenzialmente depressogeni, tra i quali possono annoverarsi quelli che assumeva Papa». Adesso l’inchiesta si allargherà ulteriormente. È lo stesso giudice, infatti, a sottolineare: «L’evento sentinella del 2012 non poteva che essere noto al direttore sanitario del presidio ospedaliero, che ha poteri di gestione e organizzazione della struttura, tali da consentire di configurare una responsabilità colposa per fatto omissivo, ossia per mancata o inadeguata organizzazione, derivante dall’inottemperanza all’obbligo di adottare specifiche cautele, ovvero l’apposizione di sbarre o grate a una finestra del bagno di un reparto, quale quello di Medicina, che ospita pazienti affetti da svariate patologie, e dalla quale, già nel 2012, un paziente si era lanciato nel vuoto».

