«Il Vastese appetibile per la criminalità»

Il presidente del tribunale traccia il quadro dopo il maxi processo Adriatico: gruppo camorristico ha agito per 10 anni
VASTO. «Il Vastese è diventato un territorio appetibile per le associazioni malavitose. Nel trasferirmi da Bologna a Vasto non immaginavo di trovare un quadro così preoccupante». È il quadro che traccia il presidente del tribunale, Bruno Giangiacomo, raccontando le 220 pagine che accompagnano la sentenza del processo Adriatico: 25 condanne per un totale di 299 anni di carcere. Una sentenza che, non a caso, ha richiesto dodici giorni di camera di consiglio. Insieme ai colleghi Stefania Izzi e Fabrizio Pasquale, il presidente del collegio giudicante ha dato conto dell’impegno straordinario richiesto nella valutazione di 62 imputati in poco più di un anno. Tanto è durato il maxi processo. La linea rigorosa e garantista dei giudici è stata confermata dalle 37 assoluzioni per mancanza di riscontri che confermassero la narrazione dei pentiti. Un processo reso ancora più difficile dalla scarsa collaborazione e in qualche caso reticenza delle stesse vittime. Per tre di loro il tribunale ha rimesso gli atti alla Procura. «Per la prima volta il tribunale ha affrontato un processo per associazione a delinquere di stampo camorristico», esordisce Giangiacomo, «è stata la prima volta anche per l’Abruzzo. La vicenda ha purtroppo confermato quanto da tempo paventato: a Vasto e nel Vastese per 10 anni ha attecchito e si è sviluppato un gruppo di stampo camorristico che ha occupato il territorio divenendone la guida criminale. Una organizzazione dove, oltre ai coniugi Lorenzo Cozzolino e Italia Belsole, aveva un ruolo di primo piano anche Loredana Cozzolino, non caso condannata a 22 anni di reclusione. E dopo 10 anni gestiti da Cozzolino, il potere malavitoso è passato in mano alla ’ndrangheta e al clan Ferrazzo (come racconta la recente operazione “Isola felice”, ndc)». «La droga arrivava a fiumi e veniva smerciata in maniera altrettanto consistente. In parallelo c’erano episodi di intimidazione per meglio poter sviluppare il traffico illecito. Ben 20 in otto anni gli attentati a cose, persone, negozi, case e auto. Una media di un attentato ogni cinque mesi», ha sottolineato il presidente del tribunale. Le intimidazioni avvenivano anche all’interno del circuito criminale. «Abbiamo lavorato e studiato in tre il delicatissimo filone». E molte di quelle accuse non hanno trovato riscontro. «È stato questo il motivo per i quali sono stati assolti 37 imputati», conferma il giudice Pasquale. Il voluminoso faldone di 220 pagine racconta punto per punto i motivi che hanno spinto i giudici a distribuire le condanne. Ventidue anni alla Cozzolino, 16 a Simone Maccarone, 15 a Giancarlo Cavuti e Luciano De Stasio, 14 anni a Joseph Martella e altre venti condanne comprese fra 13 e 7 anni. A gennaio all’Aquila saranno giudicati con rito abbreviato Cozzolino, la moglie e altri 19 imputati che hanno scelto il rito abbreviato. I due pentiti compariranno in aula in videoconferenza. Nessuno sa dove si trovino. Intanto i giudici vastesi si preparano ad affrontare un altro maxi processo con 145 imputati. Un fatto che dovrebbe far comprendere alla politica l’importanza del presidio di legalità. «È una decisione politica», dice Giangiacomo, «noi continuiamo a fare il nostro dovere».
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