Il viadotto a rischio è sotto inchiesta

Aperta un’indagine sul cavalcavia che passa sull’asse attrezzato. Intanto, l’Anas piazza 8 giunti per sventare il crollo
CHIETI. È sotto inchiesta il viadotto a rischio di via Del Fiume che passa sopra all’asse attrezzato all’altezza di Dragonara. I carabinieri forestali si sono presentati nella sede del Consorzio industriale, ente proprietario del cavalcavia chiuso al traffico perché pericolante ma ancora usato da una famiglia di residenti che altrimenti non potrebbe uscire e rientrare a casa. Gli investigatori hanno acquisito i documenti che raccontano la storia del ponte: quelle carte rivelano un passato di manutenzione mai eseguita per almeno 10 anni a causa delle casse vuote del Consorzio. Tra i documenti sotto accusa c’è anche una relazione firmata dal responsabile dell’ufficio tecnico del Consorzio industriale, l’architetto Renato Di Salvatore, da cui emerge un quadro paradossale: quel documento passa in rassegna tre cavalcavia a Chieti, compreso quello a rischio di via del Fiume, due a San Giovanni Teatino e altri 5 nella zona industriale di Alanno e si conclude così: «Alle infrastrutture non sono stati effettuati da oltre 10 anni interventi manutentivi né di verifica statica». «Una prima verifica» è arrivata soltanto nel 2018 con una decisione del presidente del collegio dei liquidatori del Consorzio, Camillo D’Angelo.
Tra gli altri atti finiti sotto la lente dei carabinieri forestali c’è anche il certificato di collaudo e idoneità statica del viadotto risalente al 2012 nel quale si dice che il cavalcavia avrebbe dovuto essere abbattuto già 7 anni fa: il viadotto, così dice il documento, «non è collaudabile e non è staticamente idoneo. Pertanto, si rende necessario che venga demolito nella sua interezza, in quanto non esistono le condizioni per interventi di riparazione e adeguamento strutturale e funzionale che possano riportare la struttura alle condizioni di progetto». Ma negli armadi del Consorzio industriale c’è un’altra relazione dell’università d’Annunzio con una conclusione opposta e cioè che sarebbero necessari altri tipi di lavori meno invasivi per evitare la demolizione.
Nel 2018, il caso è stato al centro di una riunione in prefettura finita in polemica tra il Consorzio, che ribadiva la mancanza di fondi per intervenire, e il Comune che chiedeva lavori immediati: anche il verbale di quell’incontro davanti all’allora prefetto Antonio Corona ora è al centro degli accertamenti.
Intanto, non c’è traccia dei fondi annunciati per la messa in sicurezza: si tratta di 137mila euro provenienti dal ribasso d’asta dell’appalto del nuovo asfalto di via Piaggio. Fondi che il Consorzio avrebbe usato per pagare ingegneri, autori di un altro studio sulla tenuta dell’opera, ma che la Regione non ha ancora sbloccato a distanza di oltre un anno.
Sul ponte, nelle settimane scorse, sono spuntati 8 giunti di metallo ancorati all’asfalto: sono stati installati dall’Anas per scongiurare il rischio crollo sul raccordo. Ma finora non esiste una perizia che dica che il ponte è sicuro.

