Il Vico mette in scena gli italiani del ’900 emigrati in America

14 Giugno 2015

Marrucino pieno per lo spettacolo “I Love Litaglia” scritto e diretto dall’attrice-regista teatina Veronica Pace

CHIETI.

E’ stata una serata indimenticabile per chi ha avuto la fortuna di assistere allo spettacolo “I Love Litaglia” in scena al Teatro Marrucino. Il pubblico, che ha riempito il teatro ha accolto con entusiasmo i ragazzi e le ragazze della scuola di recitazione “Shakespeare in Converse” del liceo Classico G.B. Vico diretti dall’esperta regia dell’attrice e regista abruzzese Veronica Pace. Già a settembre dell’anno scorso il Marrucino aveva fatto registrare il “tutto esaurito” per la replica di “Romeo + Giulietta (più o meno!)”, con molti dei giovani attori che sono saliti sul palco giovedì sera. “I Love Litaglia” è uno spettacolo brillante, emozionante e commovente che ha affrontato con intelligenza e sensibilità un tema attuale e universale come quello dell’emigrazione, senza cadere in banali retoriche.

La partenza dai paesi natali, l’arrivo nel porto di Napoli, la vita a bordo dei piroscafi, i naufragi, l’apparizione della statua della libertà all’orizzonte accompagnata dalle parole di Alessandro Baricco e le procedure di immigrazione ad Ellis Island sono stati al centro della prima parte dello spettacolo. Subito dopo il dramma si è spostato in uno dei cantieri dei grattacieli in cui molti italiani lavoravano una volta giunti in America. I sogni per una vita migliore, le precarie condizioni di lavoro, lo spirito di solidarietà tra connazionali e l’importanza della famiglia e della comunità italiana in America sono stati i protagonisti di questa parte, ispirata ad un episodio realmente accaduto e narrato da Pietro Di Donato nel romanzo “Cristo fra i muratori”. La conclusione del secondo atto è stata un tributo agli operai che hanno costruito New York con la struggente musica di Antony and the Johnsons. La terza parte dello spettacolo si è aperta con le lettere che gli emigranti spedivano a casa e con alcuni titoli dei giornali stranieri dell’epoca, densi di razzismo e pregiudizi nei confronti degli Italiani, a memoria di un periodo in cui erano i nostri migranti ad essere non voluti. Dopo due emozionanti e toccanti proiezioni di immagini dei profughi diretti a Lampedusa e di bambini africani, accompagnate dalle parole di Erri De Luca, lo spettacolo è stato dedicato a «quelli che hanno mangiato e mangiano pane e disprezzo alla ricerca di una vita migliore» e si è poi concluso con tutti i 50 attori del cast, regista compresa, sul palco con valigie di cartone in mano a salutare il pubblico che ha riservato loro un lunghissimo e caloroso applauso. Un successo meritato per bravura e impegno di tutti.