Il villaggio turistico è senza fogne 1.600 alloggi scaricano in un fosso

27 Settembre 2015

Pizzoferrato. Il Gip dispone il sequestro di quattro pozzetti a Valle del Sole, il pm differisce l’esecuzione Il sindaco: il depuratore lo paghino gli abitanti. Tarantini: il Comune è responsabile, incassa Imu e Tasi

PIZZOFERRATO. Un villaggio turistico con le fogne che scaricano liquami a cielo aperto. Succede a Pizzoferrato dove 1.600 alloggi, circa 100 condomini, e 11 villette bifamiliari inviano le acque cosiddette “reflue” di tutto quel patrimonio immobiliare in un canale naturale “Fosso Piana”, con la conseguenza di portare al deterioramento le acque di pubblico demanio. Lo sostiene la Procura di Lanciano che sulla vicenda che riguarda il Villaggio del Sole, in località San Domenico, ha avviato un procedimento penale disponendo lo scorso aprile il sequestro preventivo di quattro scarichi fognari della zona. Poiché l’esecuzione immediata del sequestro avrebbe causato nella zona problemi igienico-sanitari ma anche sociali e di ordine pubblico in quanto la stagione turistica era appena iniziata e già erano arrivate diverse famiglie di villeggianti con tanto di bambini al seguito, lo scorso 2 luglio il sindaco Palmerino Fagnilli, ha chiesto e ottenuto dalla Procura il differimento dell’esecuzione del sequestro delle fogne comunicando che avrebbe notificato al presidente del Consorzio che gestisce i servizi nella zona e ai proprietari delle abitazioni, un’ordinanza per lo stop a quegli scarichi nel Fosso Piane e di ricondurre la vicenda nell’ambito delle leggi che regolamentano l’ambiente. Ma da una relazione di servizio del 9 settembre scorso redatta dalla polizia municipale, è venuto fuori che l’ordinanza del sindaco non è stata rispettata e che all’ufficio tecnico del Comune mancano le pratiche edilizie avviate per risolvere il problema degli scarichi abusivi.

IL PUNTO DI VISTA DEL COMUNE. «Visto che tutto è fermo», scrive in una nota inviata alla Procura l’avvocato Diana Peschi che rappresenta il Comune nella vicenda, «l’ente ha fatto redigere dal proprio ufficio tecnico un progetto preliminare di un impianto di depurazione da realizzare a Valle del Sole prevedendo che il costo di costruzione sarà coperto da nuove entrate a carico dei proprietari delle case di Valle del Sole». Nel frattempo, poiché nella zona ci sono solo 15 persone, il Comune ha incaricato una ditta di effettuare il trattamento con batteri biofissati e l’immissione di “pasticconi” di cloro nei pozzetti terminali della rete per la disinfezione, un intervento questo che, a detta degli esperti, garantisce un importante abbattimento dei parametri di inquinamento. Di qui la richiesta di «differire l’esecuzione del sequestro preventivo per consenture al Comune di risolvere tecnicamente il problema».

LA MINORANZA CONSILIARE. «Intanto», puntualizza Carmine Tarantini, consigliere comunale di opposizione in una nota inviata al sindaco, «sul sequestro andava convocata una seduta di consiglio comunale urgente almeno per rappresentare i fatti visto che il Comune risulta parte lesa nel procedimento giudiziario. Inoltre, visto che la Procura il 2 luglio ha accolto l’istanza di differimento del sequestro, come mai soltanto l’11 agosto è stata firmata l’ordinanza sindacale sul divieto di scarico delle acque reflue a Fosso Piane? Durante questo periodo di tempo, quali iniziative ha intrapreso il Comune visto che nulla è stato detto ai consiglieri di minoranza?». Ma c’è un quarto aspetto che Tarantini sottolinea nella nota. «Poiché il Comune ha innalzato l’aliquota Imu sulle seconde abitazioni al massimo dell’imposta prevista, il 10,6 per mille, per cui questa tipologia abitativa risulta assorbita anche dall’aliquota della Tasi, se il Comune ha riscosso questi proventi anche negli appartamenti del Villaggio del Sole, limitatamente alle seconde e terze case, allora appare evidente che l’ente locale non risulta più parte lesa nel procedimento penale in questione ma, dall’approvazione dell’aliquota massima al 10,6 per mille, è stato parte attiva nella vicenda dello sversamento delle acque reflue a Fosso Piane. Questa vicenda», conclude Tarantini, «si estende anche alle prime case qualora il Comune abbia provveduto anche per esse a riscuotere la quota della Tarsu».

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