Il violentatore fa scena muta dal giudice

Ortona. Aggressione in spiaggia, il somalo non risponde al Gip. La donna resta in ospedale
CHIETI. Scena muta davanti al giudice per Shaieb Saleban Nuur, il migrante somalo di 20 anni arrestato dopo aver violentato sessualmente una pensionata che faceva yoga sulla spiaggia di Ortona, in località Ripari Bardella. Ieri mattina, nell’interrogatorio davanti al gip Luca De Ninis, l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice si è riservato la decisione sulla richiesta della procura in merito alla convalida dell’arresto e alla custodia cautelare in carcere. Il giovane, difeso dagli avvocati Luigina Alimonti ed Emiliano Palucci, è rinchiuso nella casa circondariale di Madonna del Freddo ed è stato assistito durante l'interrogatorio da un interprete di lingua inglese. Secondo l’accusa Shaieb, dopo avere preso una birra in un bar della Marina di San Vito, ha molestato una donna scesa dall’auto. Poi, di fronte alle urla della signora, si è denudato allontanandosi in direzione della spiaggia, mentre alcune persone allertavano il 112 e fotografavano l’uomo per permettere un successivo riconoscimento. Dopo avere fatto un tratto di arenile ha incontrato la pensionata che, in costume, stava facendo meditazione sotto l’ombrellone. All’inizio ha tentato un approccio con la signora, mimando una posizione dello yoga e ripetendo più volte: «Mi vuoi sposare?». Poi, all’improvviso, si è tolto felpa e pantalone della tuta ed è saltato addosso alla pensionata. Sono stati attimi terribili, perché il ventenne ha aggredito la donna: le ha bloccato le braccia con violenza, tanto da farle battere la testa su alcuni ciottoli di grosse dimensioni, e l’ha costretta a subire atti sessuali. Dopo qualche secondo lei ha provato a reagire, afferrando i capelli del violentatore e riuscendo a divincolarsi per poi scappare in acqua. In quegli istanti sono arrivati anche i carabinieri del maggiore Roberto Ragucci, che hanno visto da lontano la parte finale della scena. La donna, ancora sotto choc, resta ricoverata all’ospedale di Lanciano nel reparto di Cardiologia. «Ho avuto paura, credevo potesse uccidermi», ha confidato ai medici del pronto soccorso che le hanno dato una prognosi iniziale di un mese. Non è chiaro dove Shaieb vivesse nell’ultimo periodo. Di certo è arrivato in Italia clandestinamente, quasi un anno fa, sbarcando sulle coste trapanesi. Fino al mese scorso, quando ha ottenuto lo status di protezione sussidiaria, ha vissuto in un centro d’accoglienza in provincia dell’Aquila. (g.let.)

