Ima a 114 dipendenti, l’Ateneo deve pagare

21 Ottobre 2016

Il giudice del lavoro Prozzo condanna la d’Annunzio a restituire in busta paga l’indennità sospesa

CHIETI.

Sull’Ima, l’indennità mensile accessoria, l’università d’Annunzio è costretta a fare marcia indietro dal giudice del lavoro Ilaria Prozzo. È di ieri la sentenza del tribunale teatino che condanna l’Ateneo a restituire a 114 dipendenti l’indennità maturata dal primo agosto 2014 in poi, nella misura in cui era stata stabilita prima della sospensione decisa dal rettore Carmine Di Ilio e dal dg Filippo Del Vecchio.

Vale a dire che 300 euro al mese torneranno a spettare ai lavoratori di categoria D, 280 euro a quelli di categoria C e 250 ai B, così come stabiliva il contratto collettivo integrativo del 2005. Il ricorso era stato presentato dal sindacato Cisapuni che si è affidato a un legale che all’università di Siena ha ottenuto ottimi risultati in un caso simile, l’avvocato Alessandro Cassigoli che non ha deluso le aspettative.

«Abbiamo vinto su tutti i fronti», dice Alessio Peca, segretario territoriale Confsal Cisapuni, «e ci tengo a ringraziare i 114 lavoratori che ci hanno dato fiducia. Il giudice ci ha dato ragione ripartendo dal contratto integrativo di lavoro firmato nel 2005 che riconosceva il trattamento accessorio come una sorta di ricompensa per la grossa mole di lavoro sostenuta dai dipendenti universitari visto che l’ateneo era sotto-organico. A seguito di quella deliberazione ci fu una variazione di bilancio approvata anche dai revisori dei conti che nel 2005 ha autorizzato il prelievo della somma a favore del fondo per il trattamento accessorio da cui viene erogata l’Ima. E dunque», continua Peca, «il tribunale riconosce che il trattamento accessorio ci tocca e accoglie il nostro ricorso. Lo accoglie in pieno, anche nella parte in cui chiedevamo che, nell’eventualità che il ministero di Economia e finanza dovesse procedere a richiedere indietro i soldi percepiti in eccesso nel corso della passata gestione universitaria, non si richiedesse a noi quelle somme. Dicendo che l’Ima ci toccava, dunque, è come se il giudice avesse scrollato di dosso dalle nostre spalle qualsiasi futura pretesa risarcitoria nei nostri confronti. Pretesa che, a dire il vero, non è mai stata avanzata, nonostante da tempo si stia parlando della scure del Mef che potrebbe abbattersi sulla nostra università».

Accusato di essere l’unica tra le tante sigle sindacali dell’ateneo ad avere un atteggiamento un po’ troppo “morbido” nei confronti del vertice universitario, ora Cisapuni può finalmente festeggiare. «Siamo stati l’unico sindacato a credere in questa battaglia legale e i fatti ci hanno dato ragione», commenta Peca. La sentenza arriva a pochi giorni da un’altra pesante condanna, quella che chiede all’ateneo di restituire 8 milioni di euro alla società Villaggio del Mediterraneo per la vicenda della realizzazione del nuovo polo didattico. Anche la nuova condanna, però, così come quella per il Villaggio del Mediterraneo, pare non sia stata accolta troppo sfavorevolmente nelle stanze di vertice dell’ateneo. Forse perché entrambe le vicende aiutano ad assegnare colpe precise nei confronti della precedente amministrazione universitaria. Assolvendo l’attuale. (a.i.)