Immobile perdona in aula l’aggressore

11 Dicembre 2021

L’attaccante della Lazio testimonia in tribunale: «Quel tifoso aveva un coltello, ma non voglio presentare denuncia»

CHIETI. Ciro Immobile perdona l’uomo che, tre anni e mezzo fa, lo minacciò sulla spiaggia di Francavilla al Mare. Succede nell’aula Matteotti del tribunale di Chieti, dove l’attaccante della Nazionale di calcio campione d’Europa e della Lazio arriva alle tre del pomeriggio per essere ascoltato come «persona offesa» nel processo sull’aggressione con un coltello subita nell’estate del 2018 allo stabilimento balneare Lido Bianco. Sotto accusa c’è un tifoso del Pescara di 32 anni, che deve rispondere delle minacce aggravate dall’uso della lama, circostanza che ha reso procedibile d’ufficio il reato, e del porto abusivo dell’arma bianca.
Il calciatore, che all’epoca non presentò denuncia, è accompagnato dall’avvocato Maurilio Prioreschi. L’imputato, difeso dall’avvocato Stefano Sassano, non è presente davanti al giudice Nicoletta Mariotti. Rispondendo alle domande del pm Alissa Miscione, Immobile ricostruisce l’episodio, partendo dalla richiesta dell’uomo di potergli parlare in privato e dal suo diniego: «Io gli ho detto: “Non ti conosco, non ho niente da dirti, se mi devi dire qualcosa dimmela qua perché sto con la mia famiglia”». Poi Immobile racconta delle invettive del 32enne che lo apostrofò per la sua militanza nella Lazio. Il tifoso, che in un primo momento, spinto anche da un amico che era con lui, si era allontanato, tornò in seguito brandendo un coltello, «un normale coltello da cucina», specifica Immobile, «era come un gesto intimidatorio, da lontano, non si è mai avvicinato più di tanto a me, sia perché l’amico lo teneva sia perché lui non voleva farlo veramente». E quanto alla frase «ti ammazzo», che il 32enne avrebbe gridato mentre impugnava il coltello, «non mi ricordo, credo di no» risponde il calciatore alla domanda se fosse stata pronunciata. Al termine dell’udienza, Immobile rimette la querela. Il processo andrà comunque avanti, ma l’imputato può sperare che la sua posizione venga ridimensionata alla luce della testimonianza del calciatore. «L’importante è che non sia successo niente, che la mia famiglia stia bene, ero preoccupato più che altro per loro», dice il bomber lasciando l’aula. «Se fosse stato qualcosa di più grave, probabilmente avrei agito». Una nuova udienza è fissata al 24 giugno del 2022.
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