Impianto rifiuti, allerta alta

20 Settembre 2015

In programma un consiglio comunale straordinario e un nuovo incontro pubblico

LANCIANO. Un nuovo dibattito pubblico e un consiglio comunale straordinario per discutere della nuova piattaforma tecnologica da 26 megawatt, per la generazione e il recupero di energia da combustibili alternativi, che dovrebbe sorgere tra i comuni di Lanciano e Sant’Eusanio. L’allerta è più che mai alta sul mega impianto per la produzione di energia elettrica da combustione, cinque volte più grande della centrale a biomasse di Treglio.

La maggioranza consiliare di Lanciano ha protocollato la richiesta di un consiglio comunale straordinario e sta programmando, assieme al Comune di Sant’Eusanio, un nuovo incontro con i cittadini dopo il primo di scena lo scorso 3 settembre. In tantissimi tra i residenti dei due comuni temono l’aumento del traffico pesante nelle contrade coinvolte e, soprattutto, un sensibile peggioramento della qualità dell’aria e dell’inquinamento ambientale. «Proprio perché questi temi sono così delicati», sottolinea l’assessore alle politiche ambientali di Lanciano, Davide Caporale, «riteniamo doveroso discutere di questo progetto in sede di consiglio. Non lasceremo soli i cittadini».

E intanto sulla questione interviene anche Legambiente. «Siamo contrari alla realizzazione di questo impianto», specifica Luzio Nelli della segreteria regionale dell’associazione, «in quanto mal si colloca in un quadro regionale con la raccolta differenziata dei rifiuti ferma al 40%, un piano regionale dei rifiuti che stenta a decollare e una carenza cronica di impianti. Tutto questo a vantaggio di una gestione che continua a lavorare sull’indifferenziato che in Abruzzo resta il rifiuto più trattato, anche grazie alla presenza di impianti tipo Tmb (trattamento meccanico biologico, ndc). Con la richiesta di realizzazione dell’impianto di Lanciano si determinerebbe definitivamente la fine della raccolta differenziata. Ormai», prosegue Nelli, «quello del recupero energetico è un percorso entrato definitivamente in crisi, soprattutto grazie all’innovazione tecnologica che ha reso il recupero di materia assai più vantaggioso, con ottime ricadute sugli aspetti ambientali e occupazionali. Basta scorrere il rapporto di Legambiente sui comuni “ricicloni” per vedere la provincia di Mantova e la città di Parma raggiungere percentuali altissime di raccolta differenziata e dove gli impianti dedicati al recupero energetico sono andati in crisi, poiché con queste percentuali non viene soddisfatta la potenzialità dell’impianto». (d.d.l.)

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