Impianto rifiuti, chieste altre carte

27 Gennaio 2020

Atessa. Riparte il progetto della Di Nizio: la Regione ordina approfondimenti

ATESSA. Si rimette in moto il progetto della Di Nizio a Saletti: la Regione chiede delle integrazioni. Le autorizzazioni per il progetto della realizzazione di «un impianto di trattamento rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione con adiacente deposito di rifiuti pericolosi e non pericolosi» devono ripartire da capo. Un anno fa il progetto era stato rigettato dal comitato Via della Regione in base alle direttive del nuovo Piano dei rifiuti regionali che, comunque, è stato (a febbraio dello scorso anno) ritenuto illegittimo dalla Corte Costituzionale facendo tornare proponibile il progetto. La Regione chiede alla Di Nizio, in riferimento al Paur (Provvedimento autororizzatorio unico regionale) avviato il 13 ottobre del 2017 una serie di integrazioni prima che si arrivi alla conferenza dei servizi finale. Il servizio valutazioni ambientali chiede alla Di Nizio l’autorizzazione integrata ambientale; i soggetti preposti al rilascio del titolo sono Regione, Arta, Comune di Atessa, Provincia di Chieti e Asl. Inoltre deve produrre un certificato sulle emissioni in atmosfera (rilasciato dalla Regione-servizio qualità dell’aria), scarichi idrici (Arap) ed emissioni acustiche (comune di Atessa). «All'interno del Paur», precisa la Regione, «devono essere acquisite tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, concerti, nulla osta e assensi, comunque denominati necessari alla realizzazione e all'esercizio del medesimo progetto». Come a dire: tutto il procedimento riparte da capo. E inoltre: «Poiché l’intervento si trova a 1,6 chilometri dal Sic (sito interesse comunitario) Bosco di Mozzagrogna, il procedimento Vinca (Valutazione di impatto ambientale) deve essere attivato obbligatoriamente». Il Vinca è di competenza comunale e in assenza di questo parere il comitato per il coordinamento regionale per la Via «non potrà esprimersi». Nei giorni scorsi il sindaco di Atessa Giulio Borrelli è tornato sull'argomento spiegando le ragione del “no” all'impianto della Di Nizio: «Sono a rischio le case, un bosco protetto di interesse comunitario, l’ambiente e la qualità dell’aria».
Matteo Del Nobile