Imprenditore con 90 ditte L’impero costruito da zero

Ecco chi è Mattucci: l’inizio da piccolo costruttore nella zona di Montesilvano poi il salto nei centri commerciali. La procura: stile di vita dedito ad attività illecite
CHIETI. «Uno stile di vita dedito, sin dal 2005 e praticamente senza soluzione di continuità, a tali attività illecite». L’atto giudiziario che fa scattare il sequestro da 16 milioni di euro dipinge Mauro Mattucci, 63 anni di Montesilvano, come un imprenditore senza scrupoli che da zero è riuscito a costruire una fortuna. Un personaggio, dice l’accusa, dall’«elevato spessore del profilo criminale sin dagli anni ’80».
La sua è una scalata senza freni che ha incrociato per tre volte gli arresti: la prima nel 2009 quando fu arrestato, ai domiciliari, con altre 45 persone per una presunta truffa di auto di lusso; la seconda e la terza il 2 settembre e il 7 ottobre del 2015 in un’inchiesta con altri 21 indagati su una presunta associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e alla frode fiscale da 100 milioni di euro. A distanza di 4 anni, ora, quell’indagine torna a galla.
Un crescendo da «piccolo imprenditore con redditi praticamente inesistenti» a capo indiscusso di un lungo elenco di società nel campo dell’edilizia residenziale e commerciale e nel recupero del ferro. Fino ad acquisire, dopo un fallimento poi considerato pilotato, anche il Tortuga, locale simbolo della movida di Pescara (ora il locale è gestito da un’altra società estranea all’operazione Scacco Matt).
Un capo: «Dominus di un sodalizio criminoso con lo scopo principale di frodare, a proprio vantaggio e con qualsiasi mezzo, l’erario», così gli investigatori parlano di Mattucci. In grado di costruire un impero grazie a un «numero elevatissimo di società coinvolte, circa 90». Ha iniziato da costruttore, poi, il grande salto nella realizzazione dei centri commerciali, compreso uno dei più grandi d’Italia, opera da 65 milioni a Civitanova Marche, insieme a una fiera e a un palasport da 4mila posti. Un progetto tanto importante da finire al centro di un’interrogazione parlamentare presentata da 11 senatori. E, in questo percorso di crescita, Mattucci avrebbe fatto tutto da solo, a eccezione dei presunti prestanomi: il tribunale in composizione collegiale parla di «ruolo predominante nell’ambito delle strutture associative da lui stesso create». Società, dice l’accusa, «intestate fittiziamente a familiari e/o terze persone». E un indagato, interrogato dalla finanza, ha svelato una gestione accentratrice tanto da relegare i figli a semplici dipendenti senza capacità di decidere: «Preciso che i figli, nell’ambito della strutturazione e gestione delle società, non hanno avuto alcun ruolo di rilievo. Il tutto è stato deciso in modo assoluto dallo stesso Mattucci che trattava il figlio Marco alla stregua di un impiegato».
La scalata di Montesilvano ha un simbolo in vista: è la villa con piscina arroccata sul Colle della Vecchia a Montesilvano, un edificio «lussuoso» secondo i rapporti della finanza che svetta sulla trafficata via Verrotti. Anche la casa è stata sequestrata ma resta nella disponibilità della famiglia.
L’ordinanza che dispone il sequestro di 17 immobili, 18 partecipazioni societarie, 14 complessi aziendali tra Abruzzo, Marche e Charleroi in Belgio e di 17 conti correnti parla di «ingenti profitti ricavati»: una fortuna. Che, nelle memorie prodotte dalla difesa e portate in procura a giustificazione di quel tenore di vita, è associata proprio alla benevolenza del caso: «Negli anni 1997-1999, i fratelli Mattucci avrebbero conseguito ingenti vincite al gioco del Lotto o ai casinò (come da ricevute prodotte) così come i genitori, nel periodo 1998-2003 (allo stato non documentabili)», rivela il decreto. Ma, continua il documento, «tali affermazioni appaiono smentite dalle puntuali controdeduzioni fornite dalla guardia di finanza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

