In 6 mesi 1.600 interventi «No ai tagli all’ospedale»

13 Luglio 2021

Ecco i dati del Renzetti, primari e sindaco vogliono difendere l’area chirurgica Albanese: siamo tornati a livelli pre-Covid, i nostri servizi anche a Chieti e Ortona

LANCIANO. Milleseicento interventi chirurgici nei primi sei mesi dell’anno, come i primi sei mesi del 2019. Oltre 400 impianti, accessi vascolari, montati in un anno a pazienti oncologici di Lanciano, Chieti e Ortona. E poi terapia antalgica, interventi in day surgery in particolare di odontostomatologia per pazienti disabili che richiamano utenti da fuori regione. Sono alcune delle attività e dei numeri del reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale Renzetti diretto dalla dottoressa Daniela Albanese.
Si parla di numeri, perché li ha chiesti l’assessore regionale alla salute Nicoletta Verì che nella bozza della rete ospedaliera ha dato al Renzetti una vocazione medica, mettendo così in secondo piano quella chirurgica, pur essendoci a Lanciano eccellenze e particolarità oltre agli interventi ordinari, come quelli di oculistica dedicati alla cataratta complicata, di odontostomatologia dedicata ai disabili e di impiantistica degli accessi vascolari a medio e lungo termine, ossia la collocazione di “port a cath” e “picc” sottopelle che permettono ai malati oncologici di poter fare le terapie, ma anche ad altri pazienti fragili ad esempio di essere nutriti. Un’attività che è una sorta di “specializzazione” dell’unità visto che è a servizio anche dei pazienti di Ortona e Chieti.
«Ad occuparsi degli impianti è la dottoressa Rosalia Di Martino, coadiuvata dagli infermieri Giampiero D’Ottavio e Nicoletta D’ Ettorre mentre altri tre infermieri si stanno formando», spiega Albanese. «All’impianto nel paziente del port, usato per garantire un accesso venoso sempre disponibile per le chemioterapie soprattutto, dedichiamo una seduta operatoria a settimana che non riduce la normale attività di sala. È un’operazione in crescita visto che è iniziata in sordina nel 2018 con 15 impianti fatti, saliti a oltre 120 nel 2019, un centinaio nel 2020 perché nonostante il Covid abbiamo garantito la possibilità di fare terapie ad utenti oncologici e siamo ora già ad oltre 70. Poi ci sono i picc, cateteri collocati al braccio, montati in regime ambulatoriale per i pazienti fragili di Lanciano, Ortona e del territorio mentre di Chieti solo nel periodo Covid. Sono circa 130 l’anno». A questi si aggiungono una settantina di rimozioni e revisioni per arrivare a oltre 400 accessi montati in un anno. Un numero considerevole per questa attività, una delle tante della anestesia- rianimazione impegnata soprattutto nelle sedute operatorie con gli interventi che sono stati oltre 1.600 da gennaio a giugno, come i primi sei mesi del 2019, epoca pre Covid, anche se oggi c’è qualche complicazione in più visto che la pandemia impone tamponi, controlli, percorsi più lunghi.
Inoltre oggi l’organizzazione delle attività è più articolata mancando i primari in alcuni reparti, come chirurgia e il personale è ridotto all’osso. Prestazioni che sono il cuore dell’ospedale. Che subirebbe un colpo mortale se dovesse avere una “vocazione medica” che, come sottolineato dal sindaco Mario Pupillo e dal consigliere regionale M5S Francesco Taglieri, oltre che non conforme a quelle che devono essere le attività di un Dea(dipartimento di emergenza e accettazione) di 1° livello lo trasformerebbero in un cronicario. L’assessore Verì in città ha dato rassicurazioni, ha parlato del Renzetti come «dea di 1° livello, dotato delle unità operative e dei servizi che un presidio del genere deve avere», ma a far tremare è il fatto che non abbia indicato le unità complesse, semplici o dipartimentali. E questo fa la differenza tra un reparto e la mera attività ambulatoriale.