In Appello la rapina al blindato

27 Novembre 2016

San Salvo. I presunti basisti accusati di avere aiutato la gang dei kalashnikov

VASTO. Sette mesi fa il Tribunale di Vasto li aveva condannati tutti e 3 insieme a 48 anni di carcere per l’assalto armato al portavalori della società Aquila, sull’A14. Venerdì prossimo Cono Surace e Simone Di Gregorio, i presunti basisti della banda del kalashnikov che il 14 dicembre 2012 assaltò quel furgone copriranno insieme ad Antonio Patruno di Cerignola, uno dei presunti esecutori materiali della rapina, davanti ai giudici della Corte d’Appello dell’Aquila. La difesa dei due basisti è convinta di poter dimostrare l’innocenza dei due.

In primo grado Patruno, assistito dall’avvocato Rosario Marino, del foro di Foggia, era stato condannato a 20 anni di reclusione. Surace e Di Gregorio, difesi da Giovanni e Antonello Cerella, a 14 anni ciascuno. Ad aprile il collegio giudicante accolse le richieste della pubblica accusa rappresentata dal pm Enrica Medori. I difensori dei due imputati di San Salvo continuano a negare rapporti di complicità con la banda di pugliesi anche se ci sono tabulati telefonici che raccontano il contrario.

Nel garage di Di Gregorio a San Salvo furono lasciati inoltre 50mila euro. Secondo i giudici fu la ricompensa per il punto d’appoggio. Surace secondo gli investigatori spostò i mezzi aiutando la gang. I due sono accusati di concorso in tentato omicidio aggravato, rapina, detenzione e porto abusivo di armi da guerra e parte di esse, ricettazione e incendio doloso.

Nel dicembre 2012 il gruppo armato, a bordo di tre auto, esplose decine di colpi di kalashnikov contro un blindato della società Aquila, costringendo tre vigilanti a fermare il mezzo. Altri complici bloccarono un’auto in transito facendosi consegnare le chiavi dal conducente. Due componenti del commando salirono sul tettuccio del furgone e praticarono un foro per entrare nel caveau e prelevare le sacche con 600mila euro. Dopo il colpo abbandonarono e incendiarono le auto, cospargendo la strada di chiodi e fuggendo a piedi fino alla strada provinciale 181. (p.c.)

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