In arrivo la barriera per fermare i veleni

L’inquinamento dell’ex conceria: via ai lavori per trattare le sostanze tossiche e arginare la contaminazione della falda
CHIETI. È in partenza il primo intervento per creare una barriera ai veleni dell’ex conceria di via Penne e circoscrivere l’«acclarato stato di contaminazione ambientale del sito», comprese le «acque sotterranee». Con un sistema di elettropompe dal costo di circa 20mila euro, le sostanze tossiche saranno “lavate” per evitare che l’inquinamento della falda vada avanti: «Manganese, nichel, 1.1 dicloroetilene, 1.2 dicloropropano, cloruro di vinile, tricloroetilene, tetracloroetilene, triclorometano, 1.2 dicloroetilene, cromo VI», questo l’elenco degli inquinamenti che fa ancora paura intorno all’ex conceria con il tetto di amianto che cade a pezzi. Ora sono certi i tempi per la messa in sicurezza: a decidere la tabella di marcia è stata la conferenza dei servizi, guidata dal presidente Mario Salsano, geometra comunale. È stato deciso che «entro 6 mesi», la ditta Mantini dovrà avviare i lavori anti inquinamento: l’impresa dei rifiuti, che nel 2007 ha acquistato l’ex calzaturificio Da Fran confinante proprio con i ruderi dell’ex Cap per crearne un deposito, dovrà mettere in funzione un sistema per arginare l’inquinamento proveniente dall’esterno, a partire dall’ex Cap. Il progetto, curato dalla geologa Alessandra Marroncelli, ha ottenuto il via libera dell’Arta e i pareri favorevoli della Asl e del servizio gestione rifiuti della Regione: «L’opera progettata», dice l’Arta, «è utile ai fini della riduzione dell’entità dei contaminanti all’ingresso del sito. L’impianto pump&stock, non agendo sulla sorgente, è utile per la riduzione degli effetti impedendo l’ingresso del plume dei contaminanti». «I lavori di bonifica», ordina il verbale della conferenza dei servizi, «dovranno essere conclusi entro 24 mesi dalla data d’inizio». In questi due anni, ogni tre mesi, saranno svolte le analisi.
L’ex conceria rappresenta la sorgente dell’inquinamento del Sir (Sito di interesse regionale per l’inquinamento) di Chieti Scalo: rifiuti messi sottoterra «abusivamente» fino a creare un muro di «4 metri di spessore», terreni diventati «neri-bluastri» e «totalmente impregnati da sostanze non naturali», «contaminazione diffusa della falda da metalli pesanti (in particolare cromo), solventi clorurati e idrocarburi pesanti». Tutto questo, in base a una perizia del 2006, è custodito nell’ex conceria. Dopo due aste deserte a un prezzo di 355mila euro, l’ex Cap tornerà all’asta con un valore crollato: il prossimo 25 gennaio l’avvocato romano Raffaele Cappiello metterà in vendita il complesso da 30.625 metri quadrati a una base di «zero euro» con rilanci minimi di «5mila euro». Il costo è precipitato perché l’ex conceria è ancora un concentrato di veleni e per la bonifica servono oltre 3,5 milioni di euro come dice l’ultima stima eseguita dallo studio de Marinis-de Pinedo & Partners di Roma. Ma la Regione ha mosso il primo passo amministrativo per la bonifica: a rivelarlo è un passaggio dell’avviso di vendita giudiziaria in cui si dice che «l’immobile è interessato da fenomeni di inquinamento ambientale per i quali la pubblica amministrazione ha avviato una procedura di bonifica in via sostitutiva». Ma la vendita dell’ex Cap non è affatto sicura.

