In consiglio viadotto e palazzi a rischio frana

L’intervento di M5S rilancia il problema del dissesto idrogeologico in collina Spunta un emendamento alla Finanziaria che avrebbe dovuto assicurare i soldi
CHIETI. Torna in consiglio comunale, dopo la seduta saltata il 22 gennaio scorso per le troppe assenze dei politici, la frana della collina di via Fontevecchia, via don Minzoni e via Gran Sasso. Oggi, a partire dalle 8,30, in Comune si dovrebbe parlare per la prima volta dello smottamento che interessa il versante tra crepe su almeno 6 palazzi, un edificio di 9 piani sgomberato che rischia di crollare e travolgere le case vicine e il viadotto con l’asfalto rialzato che ormai fa paura. Il sindaco Umberto Di Primio e l’assessore ai lavori pubblici Raffaele Di Felice dovrebbero rispondere all’interrogazione sul dissesto «evidenziato dalla presenza di avvallamenti sulla sede stradale, buche, fessurazioni e deformazioni» presentata dai consiglieri del M5S Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo che denuncia: «Allo stato attuale», dice l’interrogazione del M5S, «non vi sono studi che possano escludere un’evoluzione del quadro di criticità strutturale già riscontrato o che abbiano accertato, con il dovuto grado di certezza, le cause dirette o indirette dei danni riportati dalle strutture, pubbliche e private». Esiste soltanto la perizia di un ingegnere chiamato dai residenti di via Fontevecchia ad analizzare le crepe dei loro condomini: il documento parla di «precaria situazione di stabilità del versante collinare» e dice che il dissesto a monte si manifesta proprio in via Gran Sasso con l’asfalto danneggiato. La perizia, trasmessa al Comune, è del 30 aprile 2017: da quel giorno, niente è stato fatto se non una richiesta di intervento del Comune alla Regione, datata 19 maggio 2017, «considerata la vasta area interessata dai fenomeni di dissesto segnalati e l’apprensione degli abitanti coinvolti». Ma, secondo le mappe regionali, quella collina è una zona bianca e non rossa, quindi, non pericolosa. L’interrogazione del M5S, poi, è del 18 settembre scorso: altri 4 mesi persi.
Ma in aula, questa mattina, potrebbe comparire anche un altro documento: è un emendamento alla Finanziaria 2018 firmato dal senatore di Forza Italia Nazario Pagano su richiesta del consigliere Emiliano Vitale. È un documento in cui si chiede al governo M5S-Lega di stanziare 10 milioni per la collina a rischio: una «frana complessa», così dice l’atto, con un fronte di 450 metri per 80mila metri quadrati in cui insistono «18 strutture condominiali mediamente di 7 piani, due scuole, una palestra e il viadotto di via Gran Sasso. Quest’ultimo ha mostrato degli spostamenti sia orizzontali che verticali». L’emendamento tratteggia i contorni di un’emergenza: palazzi e viadotto «hanno già subito lesioni o torsioni e un intero condominio è stato evacuato». I fondi richiesti sarebbero serviti «per uno studio approfondito e la posa in opera di sistemi atti a frenare il dissesto e garantire un minimo di sicurezza all’area». Ma quell’emendamento non è stato mai discusso: il governo ha posto la fiducia sulla Finanziaria e la storia si è chiusa.
Sui tavoli del governo pende anche un’altra richiesta d’intervento: secondo un’analisi del Comune, il ponte di via Gran Sasso avrebbe bisogno di 670mila euro di lavori per la messa in sicurezza. Il viadotto è compreso in una lista di strutture cittadine a rischio sottoposta al ministero delle Infrastrutture dopo il crollo del ponte Morandi a Genova.
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