In duemila hanno detto addio al ricercatore ucciso dall’infarto

GIULIANO TEATINO. «So che non siamo sole, perché Fabrizio mi ha circondato di tanti amici. Sono arrivati da tutta Italia e mi danno una forza più grande di me». Con queste parole, dette a fine messa,...
GIULIANO TEATINO. «So che non siamo sole, perché Fabrizio mi ha circondato di tanti amici. Sono arrivati da tutta Italia e mi danno una forza più grande di me».
Con queste parole, dette a fine messa, Floriana Ricciuti ha ringraziato i tantissimi intervenuti ai funerali del marito, il brillante ricercatore Fabrizio Flacco, stroncato a 34 anni da un infarto domenica scorsa a Montpellier, in Francia, dove lavorava nella prestigiosa università della città. I funerali si sono svolti ieri pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Giuliano Teatino, dove Fabrizio e Floriana sono nati e si sono sposati, dando alla luce due bimbe, Flavia e Francesca, che ora hanno 4 e 3 anni.
Il lutto ha colpito tutto il paese che ieri si è riversato in chiesa. Ai funerali, officiati da don Rocco Calabrese, c’erano quasi 2.000 persone (Giuliano conta poco più di 1.200 residenti). C’erano anche il sindaco Nicola Andreacola, il senatore Antonio Razzi, l’ex onorevole Romeo Ricciuti e il consigliere regionale Lucrezio Paolini. E c’erano pure tre ricercatori con cui Fabrizio lavorava a Montpellier, compreso il collega francese con cui stava facendo jogging al parco quando si è accasciato a terra.
I due ricercatori italiani hanno preso la parola al termine della celebrazione. «Mi aveva preso sotto la sua ala protettrice», ha detto Antonio, «lui, pure essendo giovane, era già un’autorità. L’ultima volta che l’ho visto mi ha salutato con quel sorriso che aveva sempre e mi ha detto che doveva scappare perché alle 17.30 uscivano le bimbe da scuola. Questo era Fabrizio: diviso tra passione per il lavoro, amore per la famiglia e sostegno per gli amici». «Quando è arrivato a Montpellier era come se in una squadra di calcio arriva il bomber brasiliano», ha detto l’altro collega Andrea, «noi ricercatori siamo come emigranti, in giro per il mondo non portiamo però la valigia di cartone di una volta, ma le nostre idee. E Fabrizio ha lasciato anche le sue idee e i suoi progetti che porteremo avanti». Hanno preso la parola anche gli amici di sempre, due dei quali, Fabrizio Paolini e Carlo Fizzani, erano corsi a Montpellier alla notizia della morte. (a.i.)

