In mille per l’addio al giudice «Mamma era come il sole»

Lo struggente ricordo della figlia Benedetta sul pulpito della chiesa pienissima Il procuratore generale Mennini: «Esempio di dedizione al lavoro e alla famiglia»
CHIETI. «Nostra madre era come il sole. Seguivamo tutto ciò che ci diceva. Resterà sempre con noi». A ricordare così il giudice Antonella Redaelli è stata sua figlia Benedetta, di fronte almeno a mille persone. Che nella chiesa della Santissima Trinità, ieri, hanno voluto commemorare un esempio di forza, di dignità, di amore. Un girasole riposto su quella bara, per non dimenticare una donna che resterà nel cuore e nella mente di tanti. Nonostante il male incurabile che l’ha portata via all'età di 50 anni, la Redaelli ha proseguito il suo lavoro fino all'ultimo. Facendosi esempio anche di amore materno che la figlia, in lacrime, ha voluto testimoniare con la lettura di una poesia, ad esprimere quel valore indissolubile che lega una madre ai suoi figli, «un nastrino che non si spezza mai». E poi centinaia di colleghi e di amici, che si sono stretti attorno ai tre figli e al marito Roberto Di Marzio: «Vedo il dolore come una sorta di purificazione, mi diceva» ricorda commosso il vescovo Camillo Cibotti, con lui il parroco don Amerigo Carugno «Antonella parlava di una bellezza interiore, umile e piena di carità. Solo una persona così avanti nella fede poteva dire che quello era il modo per educare i suoi figli. Voleva che vedessero in lei un modello per non disperarsi. Per lottare ancora. È questo il testamento più bello» continua il vescovo. Una vita segnata dalla fede e dalla dedizione al lavoro. Lo riporta alla mente, senza retorica, il procuratore generale dell'Aquila Pietro Mennini: «Grazie. Sei stata un esempio per tutti noi. Ci hai insegnato ad affrontare la malattia con dignità. Te lo diciamo con gli occhi pieni di lacrime. Raccogliendo la tua eredità di dedizione al lavoro e alla famiglia». Con un messaggio al marito: «Ti siamo vicini. Il modo in cui tu le sei stato accanto è testimonianza di impegno e di fedeltà». Poi il pubblico ministero del tribunale di Pescara Valentina D'Agostino e la collega Annarita Mantini, che dice: «Sceglieva sempre la strada più impervia, la più giusta. Quella malattia le ha tolto il fiato, ma non la dignità. I suoi figli, da oggi, saranno anche i miei». Con loro esponenti delle forze dell'ordine tra cui il comandante provinciale dei carabinieri Luciano Calabrò, l'assessore Raffaele Di Felice con la fascia tricolore, il presidente del tribunale di Chieti Geremia Spiniello, il primo presidente di Cassazione Giovanni Canzio, i pm Giuseppe Bellelli e Giuseppe Falasca, il presidente del tribunale di Lanciano Maria Gilda Brindesi e i giudici Camillo Romandini, Gabriella Tascone, Luca De Ninis e Italo Radoccia. Poi ancora il procuratore della Repubblica Francesco Testa, Fabrizia Francabandera, presidente della Corte d'appello dell'Aquila e, tra gli altri, anche gli avvocati Giuliano Milia, Augusto La Morgia, Walter De Cesare, Cristiano Sicari, Antonella Bosco, Camillo Tatozzi e Tanino Berardi.

