In pensione Labbro Francia: arrestò la primula rossa che rapì Farouk

CHIETI. Dall’arresto di Matteo Boe, il sequestratore che tagliò l’orecchio al piccolo Farouk Kassam, ai cinque omicidi risolti ad Ascoli Piceno, passando per i soccorsi ad Onna nella notte del...
CHIETI. Dall’arresto di Matteo Boe, il sequestratore che tagliò l’orecchio al piccolo Farouk Kassam, ai cinque omicidi risolti ad Ascoli Piceno, passando per i soccorsi ad Onna nella notte del terremoto. Egidio Labbro Francia, primo dirigente della Polizia di Stato originario di Penne, va in pensione dopo 32 anni vissuti in prima linea. Ieri è stato il suo ultimo giorno di lavoro, a Chieti, da vicario del questore, un incarico che ha ricoperto con la serietà e l’affidabilità che hanno segnato un’intera carriera cominciata nel 1989. Tre anni dopo essere entrato in polizia, Labbro Francia, da reggente della squadra mobile di Nuoro, indagò sul super rapimento di Porto Cervo, uno dei più orrendi e mediatici nel crimine italiano. Farouk, sette anni, figlio del titolare di un albergo di lusso della Costa Smeralda, fu rapito dalla banda guidata da Boe, primula rossa e capo indiscusso dell’Anonima Sequestri. Al bimbo “il bandito dagli occhi di ghiaccio” tagliò il lobo destro, per alzare la richiesta di riscatto, prima della liberazione a distanza di 177 giorni di prigionia. Boe venne arrestato in Corsica il 13 ottobre del 1992.
Più della metà del percorso professionale di Labbro Francia lo ha visto protagonista negli uffici investigativi. Per sette anni ha guidato la squadra mobile di Ascoli, individuando e arrestando anche gli autori di uno dei delitti più efferati avvenuti nelle Marche: quello dell’avvocato di origini lancianesi Antonio Colacioppo, assassinato con 17 coltellate, la sera del primo febbraio 1999, dalla moglie moldava, dal suo amante e da un loro complice.
Dal 2000 al 2007, invece, Labbro Francia è stato il capo della squadra mobile di Chieti, coordinando l’operazione “Flash 2001”, con l’arresto di 65 persone che facevano parte di una spietata organizzazione criminale gestita da albanesi e al centro di un traffico internazionale di cocaina.
La notte del 6 aprile del 2009, quando ricopriva l’incarico di dirigente del commissariato di Sulmona, è stato uno dei primi poliziotti ad arrivare ad Onna, il paesino devastato dal terremoto, con il centro storico cancellato per sempre e 40 morti. È stata l’esperienza che più l’ha segnato a livello professionale e non solo: lui, padre di tre figli e legatissimo alla famiglia, primo punto di riferimento di chi i figli, sotto le macerie, li ha persi per sempre.
Promosso primo dirigente, Labbro Francia ha lavorato in questura a Pescara, dirigendo la Divisione anticrimine e l’Ufficio di gabinetto, prima del ritorno a Chieti, dove ieri ha chiuso una carriera vissuta con garbo e competenza. (g.let.)
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