In permesso premio fanno una rapina

7 Agosto 2019

Tre banditi - due sono cugini - giunti da Roma. La donna, di Atessa, per gli investigatori è stata la basista della banda

ATESSA. In trasferta da Roma ad Atessa per rapinare la filiale Bcc di Piazzano. Sono stati inchiodati dalle telecamere di videosorveglianza e dai telefoni i quattro presunti responsabili del colpo da oltre 40mila euro, messo a segno in pieno giorno alla Bcc Sangro-Teatina il 24 ottobre scorso. In carcere sono finiti Mirko Aspergo, 38 anni, e Luciano Martelli, 75, mentre agli arresti domiciliari sono Emanuele Aspergo, 37 anni (con braccialetto elettronico), e Silvana Calia, 32, di Atessa, considerata la basista della banda. I tre uomini sono tutti della provincia di Roma.
LE INDAGINI. Ci sono voluti dieci mesi di indagini, ma la svolta è arrivata. «I rapinatori sono stati bravi, ma noi di più», dice il capitano Marco Ruffini che per un soffio, quella mattina, non ha incrociato l’auto su cui fuggivano i rapinatori. All’alba di ieri i carabinieri hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, su richiesta del pm Francesco Carusi. I 4 devono rispondere di rapina e sequestro di persona per aver tenuto in ostaggio, sotto la minaccia dei taglierini, tre clienti della banca, tre cassieri e il sostituto del direttore. I tre uomini sono accusati anche del furto dell’auto della rapina, una Fiat Uno rubata la sera prima a un pensionato di Atessa. A Martelli, che era detenuto ai domiciliari, è inoltre contestata l’evasione.
LE AUTO. E proprio dal fatto di aver mancato per 40 secondi l’auto della banda che partono le indagini. «La zona era stata immediatamente circoscritta e presidiata, eppure l’auto ci è sfuggita», ricordano il capitano Ruffini e il tenente Federico Ciancio, comandante del Nucleo operativo e radiomobile. La Fiat Uno, in realtà, ha fatto poca strada, come rivela l’esame delle telecamere lungo le strade, su abitazioni e negozi. I militari ricostruiscono le fasi della rapina: dopo il colpo, la Fiat Uno viene abbandonata dietro la chiesa di Piazzano. I banditi salgono su due veicoli “puliti”, una Volkswagen Golf e una Fiat Bravo. Sono queste due auto che i carabinieri cercano nelle immagini, fino a scoprire la targa. Dai controlli viene fuori un primo nome, Emanuele Aspergo, proprietario della Golf, che indirizza i militari in provincia di Roma.
IL DETENUTO IN PERMESSO. Al suo nome collegano quello del cugino Mirko, in carcere a Rebibbia per rapina. «Ma come fa, se detenuto, ad essere uno dei rapinatori?», è la domanda che si pongono i carabinieri. In realtà Aspergo usufruiva di permessi premio per svolgere attività sportiva. Da questo particolare prende il nome l’operazione, denominata “Permesso”. L’analisi dei tabulati telefonici conferma la presenza dei cugini ad Atessa nei giorni della rapina e la rete dei loro contatti. Da osservazioni e pedinamenti i militari scoprono che i tre complici, i cugini e Martelli, si incontrano in una polisportiva della Capitale, dove Mirko Aspergo si allena a calcio.
LA BASISTA. A questo punto manca solo il collegamento con Atessa. Durante la rapina i banditi chiedono del direttore della filiale, Simone, che non possono conoscere. I militari scoprono che un detenuto nello stesso braccio di Rebibbia dove è rinchiuso Mirko Aspergo è parente di Silvana Calia, originaria del Barese ma da anni residente in città, operaia part-time, incensurata. Il resto lo fanno i contatti telefonici tra gli indagati e le auto che la mattina della rapina vanno e vengono dalla casa della donna.
LE FOTO. Per l’identificazione dei rapinatori è stato interessato il Racis di Roma. In banca Aspergo e Martelli entrano con i volti parzialmente coperti. Al loro riconoscimento contribuiscono le testimonianze di clienti e dipendenti. La comparazione tra le immagini dei due e quelle estrapolate dalla videosorveglianza della banca conferma la compatibilità, ulteriore elemento di prova a loro carico.
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