In piazza la protesta di cento ricercatori

Università d’Annunzio, indossano le magliette rosse per dire che il loro lavoro non è un hobby
CHIETI. La protesta delle magliette rosse è scesa in piazza ieri mattina all’università d’Annunzio per accendere i riflettori sulla condizione dei ricercatori non strutturati che chiedono dignità per il loro lavoro.
La manifestazione si è svolta nella piazzetta di Lettere, nel campus universitario di via dei Vestini. Come voleva il protocollo della protesta nazionale, i precari (assegnisti, dottorandi e borsisiti) hanno indossato magliette rosse con la scritta #ricercaprecaria mentre gli strutturati (pochissimi alla d’Annunzio) una maglia arancione. La protesta chiede che la ricerca sia riconosciuta per quello che è: un lavoro e non un hobby. Lo scorso 15 dicembre la Commissione bilancio della Camera ha bocciato la proposta di estendere anche ai ricercatori non strutturati il diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione (dis-coll) prevista invece per gli altri lavoratori parasubordinati.
La maglietta rossa indossata dai precari mostra due ricercatori con le braccia conserte. Nonostante questa immagine, però, la protesta dopo il momento in piazzetta non è continuata con un normale sciopero, ma con uno “sciopero alla rovescia”. Ciò significa che i precari sono tornati regolarmente al lavoro e hanno continuato a manifestare il proprio dissenso semplicemente indossando le magliette rosse e arancioni. In questo modo lo sciopero non ha nuociuto a nessuno, sebbene abbia colto comunque lo scopo di accendere i riflettori sulla problematica vissuta negli atenei italiani. La manifestazione è stata promossa dal Coordinamento nazionale dei ricercatori e delle ricercatrici non strutturati che ha deciso di rispondere a quella che definisce come una “delegittimazione del lavoro accademico”. (a.i.)

