In piazza per i tribunali a rischio «Chiuderli qui è da incoscienti»

A Lanciano sindaci, avvocati e cittadini uniti per chiedere al governo di tornare indietro nella decisione Vassalli: «Così si apre alla criminalità». Pupillo: «Scelta inaccettabile». Campitelli: «Subito la proroga»
LANCIANO. «È da perfetti incoscienti chiudere i tribunali nella zona più produttiva dell’Abruzzo». Non usa mezzi termini Silvana Vassalli, presidente dell’Ordine degli avvocati di Lanciano, per condannare la riforma giudiziaria che 10 anni fa ha cancellato i tribunali cosiddetti minori come Lanciano, Vasto, Sulmona e Avezzano, rimasti aperti grazie a delle proroghe che scadranno il 14 settembre 2022. E con l’avvicinarsi della scadenza, la mobilitazione dei Comuni è ripresa con sindaci e avvocati a Roma per chiedere un’ulteriore proroga al 2024 per arrivare alla sospirata riforma che salvi i 4 tribunali. E ieri c’erano i sindaci del territorio frentano, i sindacati, gli ordini professionali, i cittadini accanto agli avvocati davanti al presidio di giustizia di via Fiume per chiedere al governo di non toccare il tribunale di Lanciano. A reggere lo striscione “No alla chiusura del tribunale”, c’erano infatti le mani di un territorio che va dalla costa al Sangro-Aventino, pronto a difendere un presidio di legalità che è a Lanciano, ma al servizio di 150mila residenti di 41 comuni.
«La riforma fatta anni fa per risparmiare e per avere una giustizia più efficiente si è rivelata un fallimento», dice il sindaco Mario Pupillo, «e in questa parte d’Abruzzo porterebbe alla desertificazione della giustizia: da Pescara a Foggia non ci sarebbero tribunali, in netto contrasto con il principio di decentramento dei servizi dello Stato, (articolo 5 della Costituzione) e con il principio di giustizia di prossimità (all’articolo 10 del Trattato dell’Unione Europea), e si presterebbe il fianco a infiltrazioni della criminalità organizzata. Siamo abituati a lottare in questo territorio e lo faremo ancora per la salvaguardia del nostro tribunale, fondamentale per l'intero comprensorio, per i nostri cittadini e per la più grande area industriale del Centro sud Italia».
«Come avvocati da anni abbiamo fatto proposte al ministero e alla politica per salvare i presìdi», continua Vassalli con accanto le avvocatesse Marta Di Nenno della Camera penale e Sara Frattura dell’Aiga, «abbiamo ottenuto proroghe con la promessa della revisione della riforma, ma siamo agli sgoccioli non ci danno proroghe e non c'è la riforma: vogliono chiudere da perfetti incoscienti 4 tribunali creando un danno economico, aprendo le porte alla criminalità. Finora il territorio è rimasto sano perché tribunale, procura e forze dell'ordine sono qui: chiudere significa ridimensionare anche le forze di polizia, carabinieri e guardia di finanza, oltre che allungare cause e processi. Il territorio perde il suo presidio di legalità e sicurezza». «Sosteniamo la dignità di un territorio che produce il 40% della ricchezza della regione», dice l'assessore regionale Nicola Campitelli. «Chi ha disegnato questa riforma non conosce la geografia dell’Abruzzo». «Il primo passo è la proroga e bisogna trovare il giusto canale dove inserire l'emendamento per non farlo decadere», spiega il deputato Camillo D'Alessandro (Italia viva). Il segretario regionale del Pd, Michele Fina, ha annunciato « sostegno e impegno per l’ineludibile ricerca di una soluzione».
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