In Procura contro il sansificio

Treglio, Lanci (Nuovo senso civico) annuncia l’esposto: irregolarità e assenza di controlli
TREGLIO. Irregolarità negli impianti, carenza di controlli, assenza di atti importanti relativi alle pratiche amministrative, certificazione di dati non corrispondente ad effettivi controlli e una serie di altre irregolarità da parte di quegli enti che erano preposti alla vigilanza. L’associazione Nuovo Senso Civico è pronta a depositare in Procura una nuova denuncia sulla vicenda della centrale a biomasse Gct e del sansificio Vecere, sequestrati a Treglio lo scorso febbraio dalla magistratura frentana. I titolari, Antonio e Enrico Vecere, andranno a processo, per reati ambientali, il 16 novembre. In questi sei mesi il dissequestro degli impianti, più volte chiesto, è stato sempre negato. Adesso, dai vari accessi agli atti amministrativi effettuati dal Comune e da Nuovo Senso Civico, emergerebbero - come già segnalato dal sindaco Massimiliano Berghella - tentativi di modifiche «non sostanziali» al progetto del sansificio e della centrale a biomasse Gct, al fine di eliminare i motivi del sequestro degli impianti. Richieste e autorizzazioni sulle quali avrebbero dovuto vigilare Asl, Arta, Regione Abruzzo e Provincia di Chieti. L’esposto, firmato dal presidente di Nsc, Alessandro Lanci, e che sarà depositato domani in Procura, documenta almeno tre modifiche a cui l’impianto Gct è stato sottoposto rispetto all’autorizzazione unica regionale rilasciata nel 2008: la costruzione di un capannone per stoccaggio coperto; lo spostamento del camino, del sistema di espulsione e dei sistemi di abbattimento all’interno del fabbricato contente la centrale termica; la realizzazione di un sistema di collegamento fra centrale e sansificio. Modifica, quest’ultima, che unisce i due impianti in uno stabilimento unico, ma che non sarebbe mai stata autorizzata. Così come i piani di stoccaggio non sarebbero stati più verificati, né le emissioni certificate. Modifiche ci sarebbero state anche rispetto all’autorizzazione provinciale originale, variando le prescrizioni a cui la ditta si sarebbe dovuta attenere. Ma verifiche e controlli, come segnalato anche dal Comune di Treglio, mancherebbero. «A fronte di ciò, nessuna delle autorità preposte ha ritenuto di esaminare l’eventualità di una revoca dell’autorizzazione», sottolinea nell’esposto Lanci, che si è avvalso della consulenza dell’ingegnere Tommaso Giambuzzi, «anzi, le autorizzazioni sono state aggiornate recentemente nel tentativo, secondo noi, di indebolire le ragioni del sequestro giudiziario». «Tutto ciò apre la strada all’aggiramento degli impegni di legge e a un illegittimo prolungamento dell’impatto ambientale e sanitario dello stabilimento sul territorio», sostiene Lanci, che chiede alla magistratura di indagare sui fatti esposti».
Stefania Sorge

