In quattro nei guai per l’argine del Mirò

6 Febbraio 2019

La Procura cita a giudizio il progettista Merlino, il titolare e le ditte esecutrici: lavori in zona sismica senza autorizzazioni  

CHIETI. Il caso del muro d’acciaio per il parco commerciale Mirò arriva in tribunale. In 4 sono stati citati a giudizio dal pm Marika Ponziani per l’argine fluviale, realizzato nell’ottobre del 2017 in zona Santa Filomena, a protezione del futuro megastore. Si tratta di Domenico Merlino, ingegnere teatino di 67 anni, nella veste di direttore dei lavori; Massimo Locatelli (50), di Sant’Omobono Imagna (Bergamo), in qualità di legale rappresentante della committente Sile Costruzioni; Federica Colanzi (24), di Chieti, e Marilena Gatto (67), di Venezia, legali rappresentanti rispettivamente di Emoter e di Pasqual Zemiro, ditte esecutrici dei lavori.
L’accusa è la violazione dell’articolo 94 del testo unico dell’edilizia: gli imputati, scrive il pm, «in assenza della prescritta preventiva autorizzazione del Genio Civile, eseguivano in località sismica lavori di realizzazione di un argine fluviale con palancole in acciaio infisse al suolo». I 4 rischiano un’ammenda da 206 a 10.329 euro. La prima udienza è fissata per il 6 giugno prossimo. «L’incongruenza», sottolineano dal Wwf Chieti Pescara, «è emersa nel corso di indagini originate da un nostro esposto ed è stato lo stesso Genio Civile di Chieti a sottolinearla con una lettera, a firma del dirigente del servizio Vittorio Di Biase, inviata alla Procura». Più nel dettaglio: «Con riferimento all’argine fluviale “in corrispondenza dell’area prospiciente il centro commerciale in località Santa Filomena”, “realizzato con parancole in acciaio infisse al suolo per una lunghezza di circa 50 metri all’interno del comune di Chieti, proseguendo per la restante parte nel comune di Cepagatti”, si segnalano “alcune anomalie riscontrate nella documentazione agli atti, in quanto le opere sono state autorizzate con provvedimento del 19 ottobre del 2017 e concluse solo il giorno dopo come attestante dalla relazione a struttura ultimata depositata nel nostro ufficio il 20 ottobre». È sempre il Wwf a spiegare che, «in seguito a questa palese anomalia, da Chieti è stata richiesta al Genio Civile regionale la documentazione relativa alle 4 visite di collaudo effettuate tra il 21 luglio e il 18 ottobre del 2017 dalla quale si evince che i lavori sono “iniziati prima del rilascio del titolo autorizzativo”, con una serie di violazioni di legge». L’avvocato Francesco Paolo Febbo, legale del Wwf, commenta: «È un episodio che testimonia il pressappochismo con il quale si sta cercando di portare avanti un intervento edilizio dannoso per l’ambiente e per il territorio. La politica non avrebbe mai dovuto autorizzare insediamenti a ridosso del fiume e in zona sismica 2 e non dovrebbe consentire ulteriori danni pensando invece a una possibile futura delocalizzazione del mal costruito».
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