In Regione il caso “Grotte del Cavallone”

22 Novembre 2020

TARANTA PELIGNA. Mettere in sicurezza la funivia (cestovia) delle Grotte del Cavallone per non perdere un importante attrattore turistico abruzzese e non rendere nullo l’investimento di oltre 1...

TARANTA PELIGNA. Mettere in sicurezza la funivia (cestovia) delle Grotte del Cavallone per non perdere un importante attrattore turistico abruzzese e non rendere nullo l’investimento di oltre 1 milione di euro già sostenuto dalla Regione.
Sono queste le motivazioni che hanno spinto il consigliere regionale Francesco Taglieri (M5S) a depositare un’interpellanza in cui si chiede all’assessore di riferimento e al presidente della Regione se intendono sostenere l’intervento di messa in sicurezza del sito, per consentire il ritorno in esercizio della funivia. «Stiamo parlando di un intervento economico di circa 150mila euro non sostenibile per la capacità finanziaria del comune di Taranta Peligna: per questo serve il supporto della Regione», spiega Taglieri.
Le Grotte del Cavallone, infatti, rappresentano un sito di interesse turistico, naturalistico e speleologico di rilevanza nazionale, considerate “le grotte visitabili più alte d’Europa” trovandosi alla quota di 1.475 metri.
La giunta regionale, a novembre 2017, ha assegnato al comune di Taranta, quale proprietario e gestore dell’impianto, un contributo di un milione di euro a sostegno di un intervento di revisione strutturale, necessario per prorogare di altri dieci anni l’utilizzo dell’impianto la cui vita tecnica sarebbe scaduta il 28 novembre del 2017. I lavori di revisione sono stati ultimati nell’ottobre 2019, ma per procedere al collaudo dell’opera ed ottenere dal competente Ustif l’autorizzazione all’esercizio, era necessario ottenere il certificato di immunità dal rischio valanghe dal Coreneva della Regione.
«Il comune di Taranta», conclude Taglieri, «ha sostenuto i costi dello studio valanghivo da sottoporre al Coreneva per una spesa di circa 20.000 euro. Questo studio ha portato all’individuazione di siti valanghivi che potrebbero determinare condizioni di rischio per alcuni elementi strutturali, e ha determinato di mettere in sicurezza il sito attraverso dei “valli deviatori”, cioè opere di sicurezza passiva per deviare il flusso di una eventuale valanga». (m.d.n.)
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