In sciopero per la tredicesima a metà

Trafilerie Meridionali: sit-in di 80 operai dell’azienda dello Scalo. Fiom e Uilm: il lavoro c’è, vanno pagati. Domani si replica
CHIETI. In sciopero ieri e anche domani per il mancato pagamento di tutta la tredicesima, nonostante l’azienda non abbia mai fatto ricorso negli ultimi tempi, vista la crisi del settore metalmeccanico, agli ammortizzatori sociali. Accade alle Trafilerie Meridionali, fabbrica dello Scalo con almeno una ottantina di anni di attività alle spalle nel settore dei profili di metallo per gli pneumatici. Tra i clienti dell’azienda, solo per citare alcuni colossi delle gomme per auto, ci sono Goodyear e Michelin.
In sostanza ieri gli 80 lavoratori dell’azienda hanno incrociato le braccia e alcuni si sono dati appuntamento per un sit-in davanti allo stabilimento. Lo ripeteranno anche domani. È successo che la società, di cui è titolare l’imprenditore Giovanni Masci, ha accreditato ai dipendenti soltanto il 50 per cento della tredicesima mensilità. È ciò, sostengono gli operai, nonostante in fabbrica si lavori a pieno regime.
«A parte il fatto che l’azienda vuole abbassare il salario ai lavoratori del 30%», spiega Marco Di Rocco, segretario provinciale Fiom-Cgil, «lo sciopero è sulla tredicesima non pagata al 100 per cento, nella speranza che in questi giorni la parte non versata venga poi accreditata. Non capiamo perché sia accaduta una cosa del genere: qui non c’è stata cassa integrazione di recente se non una volta per mancanza di materie prime. Qui si produce a ciclo continuo. Questo, purtroppo, è il doppio volto della crisi: chi non lavora stenta a pagare gli stipendi e chi il lavoro ce l’ha si comporta allo stesso modo. Il 2015 sarà anche questo: chi ha il lavoro non soddisfa i lavoratori», conclude Di Rocco.
«Il taglio sulla tredicesima è stato apportato senza informare nessuno», incalza Riccardo Nunziato, della segreteria Uilm-Uil. «Relazioni sindacali con l’azienda sono pessime. Volevano toccare il salario dei dipendenti di 600 euro a testa per comprare nuovi macchinari e ristrutturare l’azienda. Per la Uilm è una cosa inaccettabile. I lavoratori sono tutti bravi padri di famiglia, ma mai da dieci anni a questa parte hanno avuto un aumento del salario. Addirittura l’azienda vorrebbe disdire l’integrativo. Abbiamo chiesto copia dei bilanci per vedere se ci sono utili, ma non ce li hanno mai mostrati. Quella di oggi (ieri per chi legge, ndc), è stata è la prima giornata di lotta. Continueremo se non saranno ripristinate le regole».
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