In trappola con 100mila euro di droga

24 Agosto 2016

Imprenditore di Francavilla arrestato dai carabinieri, ha tentato la fuga con la cocaina e una pistola “invisibile”

CHIETI. Droga per centomila euro e una pistola Glock semiautomatica austriaca in polimeri, leggera come una bottiglietta d’acqua minerale ma capace di sparare 13 proiettili calibro nove per 19. Da piccolo imprenditore di Francavilla a spacciatore di droga, Massimo Di Nardo, 46 anni, originario di Pescara, da anni residente con la famiglia in contrada Ponte Zelis, vicino al casello francavillese dell’A14, è stato arrestato ieri mattina dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo di Chieti e della stazione di Francavilla. Coordinati dal maggiore Erminio Sacco, i carabinieri hanno suonato alla porta di casa Di Nardo che era l’alba.

Sono entrati con due cani antidroga, sapendo già che cosa avrebbero trovato. Ma l’imprenditore ha tentato la fuga portando con sè la micidiale “pistola di plastica” che, secondo i carabinieri può anche eludere il metal detector, e un etto di cocaina in sassi, cioè un prodotto compatto e puro. Il tentativo di fuga si è però infranto appena dopo la porta sul retro dell’abitazione dove i carabinieri si erano già appostati. Di Nardo non si è opposto all’arresto, si è subito arreso e oggi, assistito dall’avvocato Goffredo Tatozzi, sarà interrogato dal gip del tribunale di Chieti per la convalida dell’arresto. L’accusa è di detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti e porto abusivo di arma. In casa, i carabinieri, gli hanno trovato anche sei ovuli, grandi come un Galbanino, pieni di marijuana, per una quantità di oltre due chilogrammi, quindi un chilo di hascisc e una cinquantina di munizioni per la pistola la cui storia dev’essere ancora ricostruita. Di Nardo, titolare di un’impresa familiare nata nel 2007, è molto conosciuto a Francavilla dove gira spesso a bordo di un furgone. Ma per i carabinieri il suo compito non sarebbe quello di rifornire piccoli spacciatori, o comunque non è la sua attività principale. Non gli hanno trovato in casa indizi specifici, come agendine o elenchi di numeri telefonici di clienti. Un solo cellulare gli è stato sequestrato, ma non sembra contenere elementi investigativi di particolare rilievo. Rimanendo a livello di ipotesi e presunzione d’innocenza, si può dire che la presenza della pistola, con caratteristiche particolari, e della quantità marcata di droga oltre alla posizione strategica, accanto all’autostrada, dell’abitazione dove i carabinieri hanno fatto irruzione a colpo sicuro, fanno pensare ad un ruolo di “custode” della droga da parte dell’imprenditore. Droga da difendere con l’arma detenuta abusivamente. Ma per conto di chi? I carabinieri a questo punto invocano il segreto istruttorio. Ricordiamo solo che, alla fine dello scorso anno, venne fermato al casello un albanese con un chilo e mezzo di polvere bianca. Il grande spaccio per la costa.