In tremila per dire “ridateci il lavoro”

Un fiume di persone sfila nel centro storico con le Acli Forte annuncia il summit a Chieti con la chiesa Ortodossa
CHIETI. «Affidiamo alla preghiera le sofferenze di chi non ha più illavoro». Con queste parole il presidente provinciale delle Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani), Mimmo D’Alessio, ha concluso la quarantunesima edizione della Via Crucis dei Lavoratori, ieri sera davanti all’ingresso della chiesa della Trinità. Sfilano in tremila. «Il lavoro è dignità, è realizzazione», dice l’arcivescovo Bruno Forte, che ha guidato la Via Crucis insieme a padre Anatoliy Griytskiv del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e a frate Emiliano Antenucci. «E’ quanto mai urgente», continua monsignor Forte, «che da parte di tutti ci sia l’impegno per creare condizioni favorevoli ad una ripresa che dia lavoro, in particolar modo ai giovani».
Ideata 41 anni fa da D’Alessio e dal compianto padre Ugolino Frasca, storico assistente spirituale delle Acli, la Via Crucis dei lavoratori era stata voluta soprattutto pensando ai problemi della vallata, quando si iniziava ad assistere ai primi segni di declino della zona industriale.
Quarant’anni dopo, il problema del lavoro è diventato sempre di più una drammatica emergenza sociale. Come è venuto fuori dalle riflessioni proposte in ognuna delle 14 stazioni attraversate dalla Via Crucis: ognuna ha testimoniato, infatti, un carico di dolore, ma anche di speranza e fiducia. Accompagnata dal Coro e dai violini del Miserere di Chieti, dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, diretti dai maestri Giuseppe Pezzulo e Loris Medoro, e scandita dalla voce di don Claudio Pellegrini, la processione è partita da piazza San Giustino con alla testa il sindaco Umberto Di Primio in fascia tricolore. L’anno scorso, la manifestazione si era svolta sotto elezioni, ed era stata tutta un brulicare di candidati.
Quest’anno la presenza dei politici si è alquanto ridimensionata. C’erano, comunque, l’onorevole Fabrizio Di Stefano, gli assessori comunali Mario Colantonio, Raffaele Di Felice ed Emilia De Matteo e i consiglieri comunali Luigi Febo, Bruno Di Paolo e Roberto Melideo. La prima stazione è stata curata dall’associazione “Assisi Pax International”, rappresentata da Leopoldo Di Pietro, dall’Ordine Francescano Secolare e dal coordinamento Donne delle Acli.
La seconda stazione è stata affidata all’Avis e all’Aido. La terza alla Polizia municipale, ai vigili urbani in pensione e al Modavi. La quarta alla Confraternita della Misericordia. Una grande novità è stata quella della quinta stazione affidata alla Comunità Giovanni XXIII-Capanna di Betlemme. Ancora una nuova presenza per la sesta stazione affidata a La Sorgente e al Volontariato Vincenziano. La settima stazione è stata curata all’Associazione nazionale alpini e dall’Unms. L’ottava è stata affidata al Patriarcato di Costantinopoli.
Riguardo al dialogo con la Chiesa ortodossa, monsignor Forte ha avuto modo di annunciare a Chieti e a settembre la Commissione mista internazionale della Chiesa cattolica con tutte le rappresentanze della Chiesa ortodossa. «Sarà un momento», ha detto, «che potrebbe segnare una tappa importante nella via della riconciliazione tra Oriente e Occidente». La nona stazione è stata curata dai vigili del fuoco. La decima dalla Croce Rossa Italiana, dal Circolo ricreativo aziendale dell’ospedale di Chieti e dalle Ancelle dell’Incarnazione. L’undicesima stazione dall’Anffas. I Giovani delle Acli hanno animato la dodicesima stazione.
Il Corpo della Polizia penitenziaria di Chieti ha curato la tredicesima stazione. Infine, come di consuetudine, la presidenza provinciale delle Acli ha curato l’ultima stazione della Via Crucis. A chiudere la Via Crucis è stata la benedizione di monsignor Forte.

