Incendia la cella e aggredisce un agente

Paura a Villa Stanazzo: protesta un detenuto trovato in possesso di un cellulare e punito, naso rotto a una guardia
LANCIANO. Prima incendia la cella e spacca i mobili, poi aggredisce un agente di polizia penitenziaria e gli rompe il naso con un pezzo di legno. Paura nel super carcere di Villa Stanazzo dove, martedì pomeriggio, si è scatenato l’inferno nell’ala nuovi giunti con un detenuto marocchino in preda alla rabbia. Il bilancio, oltre all’agente ferito, è di un altro poliziotto penitenziario intossicato dal fumo.
Ennesima aggressione ai danni degli agenti che scatena l’ira dei sindacati: «Basta, ci sono troppi detenuti pochi agenti e l’ala nuovi giunti va chiusa perché non a norma». La follia del marocchino, in carcere per rapina e droga, scatta quando gli viene comunicato che il consiglio di disciplina ha deciso che per punizione è escluso dalle attività in comune. Sanzione comminata perché è stato trovato in possesso di un mini-cellulare e perché, nei giorni precedenti, ha aggredito un altro detenuto. Ma, a differenza di altri tre carcerati “puniti”, il marocchino reagisce con rabbia e violenza. Si gira e spacca i mobili, il tavolo di legno che c’è in ogni cella, poi con un accendino dà fuoco al materasso di un letto. Interviene subito la polizia penitenziaria per salvare il detenuto. Quando gli agenti aprono la cella il marocchino però si scaglia contro l’agente che si trova di fronte e lo colpisce in pieno volto con il piede del tavolo in legno. Gli spacca naso, labbro e arcata sopraccigliare. L’assistente capo viene portato al pronto soccorso del Renzetti: la prognosi è di 15 giorni. Ma c’è anche un altro agente che ricorre alle cure mediche, rimasto intossicato dal fumo: tre giorni di prognosi.
«Non è possibile lavorare nell’istituto frentano», sostengono i sindacati Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria), Uil-Pa polizia penitenziaria, Sinappe, Cnpp (Coordinamento Nazionale Polizia Penitenziaria) e Cisl solidali con i colleghi feriti «da quando, dopo l’accorpamento del provveditorato regionale Abruzzo e Molise con quello del Lazio, al nostro istituto vengono assegnati sempre più detenuti “particolari” degli istituti laziali e quel reparto all’avanguardia a custodia attenuata che doveva essere il fiore all’occhiello di questo carcere, si è rivelato essere solo un altro container di detenuti di difficile gestione. Il personale è sempre meno, mentre i detenuti sono oltre 300 e superano la capienza massima». Da chiudere poi il reparto nuovi giunti, che ospita 16 detenuti, dove ci sono nelle celle solo finestre orizzontali, in alto che si aprono parzialmente e mancano del tutto nel corridoio. «Quindi in caso di incendio», riprendono i sindacati, «ed è la seconda volta che capita, l’ala può diventare una trappola mortale per i detenuti e per i poliziotti penitenziari».

