Inchiesta sulle spese della Ops: 5 indagati

Contestati i reati di peculato e abuso d’ufficio anche al presidente Alessio Monaco, sindaco di Rosello e consigliere regionale
CHIETI. Sono cinque gli indagati nell’inchiesta aperta dalla procura di Chieti sulle spese della Ops, la società pubblica di Provincia e Comune che si occupa principalmente dei controlli sulle caldaie nelle case dei cittadini. Il pubblico ministero Giuseppe Falasca contesta i reati di peculato e abuso d’ufficio al presidente e amministratore delegato dell’azienda pubblica Antonio Monaco, 48 anni, sindaco di Rosello, di recente eletto consigliere regionale (Alleanza verdi sinistra); alla vice presidente Simona Torelli, 48 anni, di Chieti; al consigliere Michele Maccione, 49 anni, originario di Trieste e residente a Vasto; all’ex vice presidente Graziella Di Filippo, 48 anni, nativa di Teramo e anche lei residente a Vasto; e all’ex consigliere Federico Gallucci, 58 anni, di Chieti. Il pm ha firmato la richiesta di proroga delle indagini preliminari per altri sei mesi, considerando che non è stato possibile concludere l’inchiesta entro la scadenza del 9 marzo scorso alla luce della complessità del fatto e della mole della documentazione in esame.
Anche la Corte dei Conti, nei mesi scorsi, ha aperto un fascicolo sulla Ops, avviando accertamenti su una serie di aspetti, a partire dalla decisione di non nominare un amministratore unico – come è raccomandato, nell’ottica del contenimento dei costi – ma un consiglio di amministrazione con tre membri, ovvero Monaco, Torelli e Maccione. Gli stessi magistrati contabili hanno evidenziato che «dai verbali di assemblea del 10 maggio 2022 e del 26 luglio 2022 si evince che il compenso lordo del presidente-amministratore delegato è pari a 30.000 euro, in luogo dei 20.000 riportato nelle schede tecniche delle revisioni periodiche, mentre quelli del vicepresidente e del consigliere si attestano a 6.000 euro. In entrambi i casi vanno aggiunti i rimborsi spese».
In secondo luogo, «è emersa una criticità in ordine alla determinazione delle indennità di carica, nonché al riconoscimento di alcuni benefit all’organo amministrativo». I reati, stando alle contestazioni della procura, sarebbero stati commessi dal 10 maggio al 27 luglio 2022, date che coincidono con i due verbali d’assemblea citati dalla Corte dei conti.
Tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, le spese della Ops sono finite anche sotto la lente d’ingrandimento della Provincia, che detiene l’89,7% del capitale sociale (il restante 10,3% è del Comune di Chieti). Più nel dettaglio, il segretario generale dell’ente Antonella Marra e il dirigente Giancarlo Moca hanno scritto al presidente della società, ai consiglieri di amministrazione, al collegio sindacale e al revisore unico chiedendo «di trasmettere la documentazione afferente ai rimborsi spesa erogati a qualsiasi titolo dalla società negli ultimi dieci anni, specificando le modalità di calcolo». Non solo: sempre secondo la Provincia, «i rimborsi a piè di lista» inviati dall’azienda con una nota del 30 novembre 2022 e ben 32 voci di spesa indicate in un prospetto allegato «non sembrano conformi alle fondamentali regole di spesa pubblica a cui la società in house (ovvero la Ops, ndr) è obbligata».
Solo le 32 voci di spesa contestate, senza dunque considerare i rimborsi, ammontano complessivamente a oltre 91.000 euro. Scorrendo l’elenco, spuntano 545 euro per capsule e cialde di caffè, 294 euro per macchine da caffè e 2.156,36 euro di cesti natalizi. E ancora: 7.681 euro per pranzi classificati come «aziendali», 5.430 euro di bevande e prodotti alimentari acquistati in pastifici, pasticcerie, enoteche e aziende dolciarie. L’importo maggiore è legato ai 39.000 euro per la «somministrazione lavoro», seguiti dai 16.000 euro per il «servizio assistenza uffici pubblici», dai 5.000 euro per i «servizi di manifestazione ed eventi» e dai 4.500 euro per il «servizio di stampa, materiale grafico, inviti, biglietti personalizzati e distribuzione».
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