«Indagate sulla condanna per l’esproprio»

4 Gennaio 2018

Ortona. Terreno della zona Peep pagato dopo 20 anni. Coletti: all’epoca l’attuale sindaco era assessore

ORTONA. «Con questo voto diamo un chiaro segnale alla città con un’assunzione di responsabilità per definire un’annosa questione che le precedenti amministrazioni non hanno avuto la forza o il coraggio di affrontare e hanno riposto nel cassetto». Così il sindaco Leo Castiglione commentava l’approvazione del riconoscimento in consiglio comunale del debito fuori bilancio della cosiddetta “sentenza Seccia”. A queste dichiarazioni, però, risponde Tommaso Coletti, il quale riaccende la polemica sulle responsabilità che hanno portato un esborso iniziale per l’ente di circa 396 milioni di lire, a lievitare fino ad accumulare un debito di 625mila euro legato ad un esproprio di un terreno nella zona Peep.
«Sarebbe utile», commenta Coletti, «ai fini della ricerca di responsabilità politiche ed amministrative, come ha dichiarato lo stesso primo cittadino Castiglione, capire perché il Comune non si è costituito nel giudizio di appello tra il 2008 e il 2009, quando anche l’attuale sindaco era componente della giunta municipale di allora». Per Coletti, dunque, Castiglione ha delle responsabilità su questa vicenda essendo stato membro dell’esecutivo in un momento chiave del contenzioso. «Il Comune nel giudizio di primo grado è stato condannato al pagamento della sola rivalutazione monetaria e degli interessi per il ritardato pagamento della seconda trance dell’accordo sottoscritto». Per l’esproprio, infatti, il Comune avrebbe dovuto pagare alla controparte la cifra stabilita in due rate. Ma il secondo pagamento venne risolto in ritardo facendo nascere un contenzioso con la famiglia Seccia che chiese i danni e gli interessi sulla somma restante.
«In sostanza, secondo la sentenza di primo grado il Comune doveva dare agli eredi circa 30-40 mila euro», ricorda Coletti. «Questa sentenza è stata appellata da parte degli interessati e il Comune non si è costituito in appello». È così arrivata la beffa, con l’ente condannato in contumacia. «Non si conoscono le ragioni per le quali il Comune nel 2009 non si costituì in appello per difendere una sentenza di primo grado tutto sommato favorevole», aggiunge l’ex consigliere comunale da cui giunge una proposta. Tommaso Coletti, infatti, sostiene che questa è «una vicenda meritevole di essere approfondita con una commissione consiliare di inchiesta, prevista dall’art. 15 del regolamento per il funzionamento del consiglio comunale». (a.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.