Indagati per 5 milioni di fatture false

False vendite per un maxi recupero di Iva: imprenditore teatino di pellami e due complici scoperti dalla Finanza
CHIETI. Fatture false emesse per operazioni inesistenti. Materiali in pelle venduti e acquistati solo per finta, allo scopo di frodare il fisco. Tutti tramite una società costituita ad hoc a Chieti che fingeva di vendere la merce a due società di fuori regione, una marchigiana di Civitanova e l’altra veneta della provincia di Vicenza, che producevano reddito a fronte di costi inesistenti, in modo da poter detrarre in maniera indebita l’Iva mai assolta sugli acquisti. In due anni si è arrivati a vendite mai effettuate per un imponibile pari a 4.951.034 euro e Iva pari a 1.071.540 euro. Ma i finanzieri della Compagnia di Chieti, al comando del capitano Angela Luana Vallario e del luogotenente Vincenzo Foscari, che guida la Sezione operativa, hanno scoperto tutto. E per il comandante provinciale, colonnello Vittorio Mario Di Sciullo, si tratta della ciliegina sulla torta prima di lasciare l’incarico, dopo tante fruttuose operazioni messe a segno.
SOCIETÀ CARTIERA. Secondo le indagini delle fiamme gialle, l’operazione si reggeva grazie a una “società cartiera”. Vale a dire una società che non svolge una vera e propria attività ma che ha lo scopo di produrre appunto “carta” emettendo fatture relative ad operazioni inesistenti. Essendo posta in essere solo per consentire ad altre imprese di evadere il fisco, la “cartiera” non presenta dichiarazione dei redditi e, in genere, viene messa in liquidazione dopo poco tempo.
LA DINAMICA. La ditta di pellami aperta a Chieti, dunque, era solo una società fittizia. Erano falsi persino i documenti di trasporto della merce che riportavano nomi di vettori inesistenti.
La società risultava essere iscritta al registro imprese della Camera di commercio teatina nel 2010, ma quando i finanzieri si sono recati all’indirizzo della sede fisica della ditta non hanno trovato nulla. Nello stabile non c’era niente che potesse riferirsi all’attività di vendita di pellami. Le fiamme gialle sono pertanto dovute andare alla ricerca dell’indirizzo di casa del proprietario dell’attività, un teatino che ha subito reagito con un atteggiamento omertoso.
L’indagine è partita a gennaio di quest’anno e si è incentrata sugli anni che vanno dal 2013 al 2015. Dai controlli fatti attraverso accertamenti bancari e dati interni della Finanza è risultato che l’imprenditore era un evasore totale. L’attività, che non ha alcun bene intestato, era completamente sconosciuta al fisco. Successivamente, attraverso l’aiuto delle fiamme gialle di Macerata, si è riusciti a mettere in collegamento la ditta teatina con quella di Civitanova e poi con quella del vicentino.
CHI CI GUADAGNAVA. Erano proprio queste due società ad ottenere il guadagno illecito dalla falsa compravendita. Facendo finta di sopportare costi per comprare merce, infatti, riuscivano ad ottenere detrazioni fiscali. I due imprenditori a capo delle due società, inoltre, erano persone già denunciate in passato per lo stesso tipo di reato e tra di loro si conoscevano da tempo. Ovviamente, è lecito pensare, che l’imprenditore teatino che ha aperto la società cartiera avesse anche lui in qualche modo il proprio tornaconto. I tre imprenditori sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per le violazioni di carattere penale-tributario per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ed omessa dichiarazione dei redditi per imposte evase superiori ai limiti di legge. Per l’emissione di fatture false si rischia la reclusione da un anno e 6 mesi a 6 anni di carcere. L’Agenzia delle entrate provvederà a recuperare tutte le imposte non pagate.
Arianna Iannotti

