Indice di gradimento basso: la d’Annunzio è penultima

CHIETI. Scende sempre più in basso l’indice di gradimento dell’Università d’Annunzio. Sono appena uscite le classifiche stilate dal Censis e l’unica buona notizia è che l’ateneo teatino pescarese...
CHIETI. Scende sempre più in basso l’indice di gradimento dell’Università d’Annunzio. Sono appena uscite le classifiche stilate dal Censis e l’unica buona notizia è che l’ateneo teatino pescarese compare ancora tra le 15 università italiane classificate come “grandi” (numero di studenti dai 20 mila ai 40 mila).
Per il resto, per scorgere la posizione in classifica, bisogna guardare verso il fondo, al penultimo posto. Una posizione sotto l’altra unica università abruzzese che figura in questa classifica, l’ateneo aquilano, e una posizione sopra l’università Napoli II.
La classifica del Censis, pubblicata dal quotidiano Repubblica come una specie di grande guida alla scelta del corso di studio da intraprendere, prende in considerazione una serie di parametri: dai servizi offerti, alla possibilità di accedere a borse di studio (parametro con il punteggio più alto tra i diversi presi in esame), alle strutture, al web e, infine, all’internazionalizzazione (parametro con il punteggio più basso).
Andando a ritroso nel tempo si vede che dal 2012 ad oggi c’è stata una discesa. Le classifiche appena pubblicate sono infatti riferite all’anno accademico 2015-2016. Nell’anno 2014-2015 la situazione era pressoché invariata rispetto ad oggi: la d’Annunzio si trovava sempre al penultimo posto, quindicesima, sul gruppo delle 16 grandi università.
Nel 2013-2014 se la passava un pochettino meglio: tredicesima su 15. Nel 2012-2013 ancora un po’ meglio: dodicesima su 15. Oltre il 2012 non siamo riusciti a reperire i dati.
Ma forse il rettore Carmine Di Ilio non dovrebbe guardare con preoccupazione solo la classifica del Censis, quanto anche al crollo delle iscrizioni rilevato dal quotidiano Il Sole 24 Ore a marzo del 2016 che, per quanto riguarda gli immatricolati nell’anno accademico 2015-2016, rilevava un meno 6,8% rispetto all’anno precedente e un ancor più sconfortante meno 19,7% rispetto all’anno accademico 2011-2012. (a.i.)
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