Industria, il futuro delle aziende «Così lo Scalo combatte la crisi»

Per i sindacalisti la presenza di settori diversi della produzione permette di resistere alle difficoltà Nell’automotive continua il periodo nero. L’appello: «Servono investimenti e strategie di crescita»
CHIETI . Il tessuto industriale di Chieti resiste alla crisi. Lo fa anche grazie alla presenza di aziende specializzate in produzioni diverse, per cui l’andamento economico è più o meno ottimale. Un discorso che vale per la città - in particolare per lo Scalo, dove le fabbriche si concentrano - e più in generale per l’area della Val Pescara. Così, se per l’automotive prosegue il momento difficile, va meglio per stabilimenti impegnati in altre produzioni. Lo confermano anche i sindacati che guardano al prossimo futuro. «Parliamo di un territorio diverso da quello della Val di Sangro che invece è legato prettamente all’automotive», dice Andrea De Lutis della Fiom Cgil. «Abbiamo centri di eccellenza, altre aziende che vivono momenti più delicati. I principali problemi derivano dai costi dell’energia e dall’approvvigionamento di materiali». De Lutis indica la strada: «La politica non è riuscita ancora a dare un indirizzo preciso rispetto al futuro della nostra provincia e più in generale dell’Abruzzo. Vanno create le condizioni affinché le aziende non vadano via dal territorio, investano. Altro tema è quello della transizione ecologica: quale sarà l’obiettivo futuro della nostra industria?».
Gli fa eco Dorato Di Camillo, della Fim Cisl Chieti Pescara: «La metalmeccanica vede ancora un periodo incerto perché, con la mancanza delle materie prime e il caro energia, i piani produttivi non sempre vengono rispettati. Però questo territorio risente meno della crisi rispetto ad altri». Di Camillo mostra un cauto ottimismo, nonostante non si possa parlare di investimenti importanti sul territorio, «ma qui le ripercussioni per le difficoltà dell’automotive si notano meno perché abbiamo a che fare con diversi settori», conferma. Ma in ottica futura «è necessario intervenire sulle infrastrutture per quanto riguarda i collegamenti, bisogna capire la visione rispetto ai porti, ossia quale sarà quello di riferimento a livello regionale. La competizione con gli altri Paesi è serrata e gli aspetti appena citati sono fondamentali per stare al passo».
Sulle stesse posizioni appare Riccardo Nunziato, della Uilm Chieti Pescara: «Il settore più in crisi è senza dubbio quello dell’automotive, più in generale le aziende energivore vivono le difficoltà del momento. Le altre risentono meno delle problematiche», afferma. «Auspichiamo che ci possano essere delle prospettive di crescita, ma al momento se ne vedono poche. La fine della guerra potrebbe essere importante in tal senso». Il sindacalista chiude con una speranza: «L’augurio è che il governo possa dare degli aiuti momentanei alle aziende, che si riflettono di conseguenza anche sulle famiglie».
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