Inflitti 4 anni e 2 mesi per il pestaggio al bar Condannato Christian Cipressi, 29enne esperto di arti marziali: incastrato da un video e dalla polizia

CHIETI. Nove pugni al volto «in rapidissima successione», poi un calcio sferrato «tra il collo e la testa», infine «due montanti» e la caduta dalla sedia. Christian Cipressi, teatino di 29 anni,...
CHIETI. Nove pugni al volto «in rapidissima successione», poi un calcio sferrato «tra il collo e la testa», infine «due montanti» e la caduta dalla sedia. Christian Cipressi, teatino di 29 anni, esperto di arti marziali, è stato condannato a quattro anni e due mesi di carcere per il pestaggio di uno studente universitario calabrese, oggi ventisettenne, avvenuto il 19 marzo 2022 all’interno del bar Scalo24 di via Colonnetta, uno dei locali più frequentati della movida. La sentenza del giudice Luca De Ninis è arrivata con il rito abbreviato: significa che l’imputato ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Cipressi, accusato di lesioni personali aggravate, è un campione di Mma, sport che si combatte nelle gabbie, senza alcuna esclusione di colpi, tant’è che ammette pugni, calci, gomitate e tecniche di strangolamento: a incastrarlo sono state le indagini dei poliziotti della squadra mobile di Chieti, che hanno acquisito e analizzato il video registrato dalle telecamere del locale in cui è immortalata ogni fase dell’aggressione. Il sostituto procuratore Lucia Anna Campo (il pm titolare del fascicolo è Giuseppe Falasca) aveva chiesto quattro anni. L’avvocato Luca Pellegrini, difensore dell’imputato, presenterà ricorso in appello. La vittima è stata massacrata di botte al punto tale da arrivare in ospedale con fratture scomposte al naso e alla mascella e altre ferite che lo hanno costretto ad affrontare più di 60 giorni di malattia.
Quella sera, lo studente – di buona famiglia, incensurato e da un paio d’anni a Chieti – raggiunge da solo il locale dello Scalo che frequenta da qualche tempo. Tutto sembra procedere come al solito. A un certo punto il giovane inizia a chiacchierare con alcune ragazze che non conosce: si siede allo stesso tavolo e offre loro anche da bere. Sempre secondo il suo racconto, non accade nulla di particolare, né si verificano approcci risultati sgraditi, come peraltro testimoniano le immagini del sistema di videosorveglianza del locale. Fatto sta che, dopo le 22, esplode la violenza. Cipressi arriva davanti al bar, lascia la macchina quasi in mezzo alla strada e si fionda all’interno. Senza dire una parola, si avvicina al tavolino dove si trova lo studente e lo picchia senza pietà. Poi si allontana. Qualche secondo dopo, però, torna ancora all’attacco e colpisce lo studente con un calcio. L’aggredito prova a difendersi proteggendosi il volto con gli avambracci, ma è tutto inutile: Cipressi vince quella minima resistenza e gli sferra un altro paio di pugni in faccia. Sono attimi terribili, perché la vittima, con il volto insanguinato, cade dalla sedia e batte la testa contro la vetrina del locale. Nessuno dei presenti alza un dito e, cosa ancora più grave, nessuno telefona al 113 o al 112. Il campione di Mma è libero di allontanarsi con tranquillità dal locale. Il sabato sera della vittima, invece, finisce al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata. Solo a questo punto parte la segnalazione alla polizia da parte dei medici. (g.let.)
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